5 Ottobre 2026, lunedì
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Nel cuore dell’Aspromonte, sotto una stalla: scoperto bunker-serra per la marijuana

Padre e figlio denunciati per una sofisticata coltivazione sotterranea. I Carabinieri hanno individuato il nascondiglio seguendo un cavo elettrico che attraversava la boscaglia.

Sotto una stalla apparentemente abbandonata, nel fitto della vegetazione aspromontana, si nascondeva un bunker sotterraneo trasformato in una vera e propria serra “indoor” di marijuana. A scoprirlo sono stati i Carabinieri della Stazione di Platì, in collaborazione con lo Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” e con i militari del 14° Battaglione “Calabria”, durante un servizio straordinario di controllo del territorio mirato al contrasto della produzione di sostanze stupefacenti.

Dietro l’apparente tranquillità di un terreno rurale, padre e figlio — entrambi denunciati in stato di libertà — avevano realizzato un impianto di coltivazione illegale di cannabis, progettato con cura e dotato di sistemi tecnologici sofisticati. Un vero laboratorio sotterraneo, invisibile a chiunque non ne conoscesse l’esatta ubicazione.

L’operazione è nata da un’intuizione investigativa, frutto di un’attenta attività di osservazione sul territorio. Durante una perlustrazione in una zona isolata, i militari hanno notato un cavo elettrico che si perdeva tra gli alberi: un dettaglio apparentemente banale, ma insolito in un’area priva di abitazioni. Seguendone il percorso per centinaia di metri, il filo li ha condotti fino a un vecchio capanno agricolo, dall’aspetto dimesso e privo di segnali di attività.

Dietro un pannello basculante, azionato da un sistema di contrappesi ingegnosamente nascosto, si celava l’ingresso del bunker. Una volta all’interno, i Carabinieri si sono trovati di fronte a una coltivazione di marijuana perfettamente allestita, con decine di piante alte tra i 70 e i 110 centimetri, disposte in ordine e illuminate da un complesso impianto di lampade. Ventilatori, trasformatori e condotti di aerazione assicuravano alle piante un microclima ideale, mentre l’alimentazione elettrica proveniva da un allaccio abusivo alla rete pubblica.

La struttura, interamente costruita in modo clandestino, rappresentava un esempio di coltivazione illegale ad alto livello di organizzazione: un ambiente isolato, mimetizzato nel terreno, dotato di tutto il necessario per una produzione continua e lontana da sguardi indiscreti.

L’operazione si inserisce in una più ampia strategia di contrasto al narcotraffico portata avanti dai Carabinieri della Compagnia di Locri, che da anni presidiano con costanza le aree più impervie dell’Aspromonte. In un territorio difficile, dove la conoscenza capillare dell’ambiente e la prontezza operativa dei militari restano strumenti decisivi, la scoperta del bunker conferma l’efficacia di un lavoro di sorveglianza paziente e determinato.

Le indagini proseguono per accertare l’estensione della rete di produzione e i possibili canali di distribuzione. Come previsto dal nostro ordinamento, le persone coinvolte sono da ritenersi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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