6 Ottobre 2026, martedì
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Il Venezuela risponde agli Stati Uniti: “Mobilitazione generale per difendere la sovranità nazionale”

Dopo le dichiarazioni di Donald Trump e il rafforzamento della presenza militare statunitense nei Caraibi, il presidente Nicolas Maduro annuncia l’attivazione del “Piano Indipendenza”. Le prime operazioni interessano gli Stati di Apure, Cojedes e l’area di Caracas.

Il Venezuela reagisce con fermezza all’intensificarsi della pressione militare americana nei Caraibi. Il governo di Nicolas Maduro ha annunciato l’avvio di una vasta mobilitazione di forze armate e mezzi nell’ambito del cosiddetto “Piano Indipendenza”, un’operazione di difesa che, secondo il presidente, mira a “garantire la sovranità e l’integrità territoriale del Paese”.

Le prime manovre sono iniziate negli Stati di Apure, Cojedes e nella regione della capitale Caracas, sotto il coordinamento del Comando di Difesa Integrale, struttura che riunisce le componenti militari e civili incaricate della sicurezza nazionale. L’annuncio è stato diffuso dalla televisione statale VTV e confermato da fonti del governo bolivariano, che parlano di “mobilitazione preventiva” in risposta al “massiccio spiegamento” di forze statunitensi nelle acque dei Caraibi.

Maduro, nel suo messaggio alla nazione, ha ribadito che il Venezuela “non si lascerà intimidire” e che il popolo bolivariano è “pronto a difendere con ogni mezzo la sua indipendenza”. Una dichiarazione che arriva dopo le parole di Donald Trump, tornato a minacciare azioni più dure contro Caracas e a invocare un incremento della pressione economica e militare sul governo venezuelano.

L’escalation verbale si inserisce in un quadro di tensioni già acute tra Washington e Caracas. Gli Stati Uniti accusano da anni il regime chavista di violazioni dei diritti umani, di corruzione e di complicità con il narcotraffico, mantenendo una linea di sanzioni economiche e isolamento politico. Il Venezuela, dal canto suo, denuncia quella che considera una “campagna di aggressione imperiale” e rivendica il diritto alla difesa del proprio territorio.

Secondo l’emittente statale VTV, il Piano Indipendenza prevede esercitazioni militari congiunte tra esercito, marina e aviazione, il rafforzamento della sorveglianza delle frontiere e la verifica delle infrastrutture strategiche. L’obiettivo ufficiale è “prevenire ogni tentativo di destabilizzazione” in un momento che il governo definisce “cruciale per la sicurezza nazionale”.

Apure e Cojedes, due Stati occidentali al confine con la Colombia, rappresentano aree sensibili per la presenza di gruppi armati e traffici illegali lungo la frontiera, mentre la regione di Caracas viene considerata un nodo vitale per il comando operativo e la gestione logistica delle forze armate.

La mobilitazione venezuelana è accompagnata da un forte messaggio politico. Maduro ha voluto sottolineare che “ogni soldato, ogni cittadino, ogni patriota” sarà coinvolto in un piano di difesa collettiva, evocando la tradizione bolivariana di resistenza all’ingerenza straniera.

Nelle ultime ore, il governo ha inoltre intensificato la comunicazione istituzionale, trasmettendo in diretta sui canali pubblici le prime immagini delle esercitazioni, con carri armati in movimento, postazioni antiaeree e unità navali dispiegate nelle zone costiere.

Il messaggio è chiaro: il Venezuela intende mostrare determinazione e unità di fronte a quella che percepisce come una minaccia diretta. Una risposta simbolica ma anche strategica, destinata ad alimentare il confronto con Washington in una fase in cui la regione caraibica torna a essere un terreno di tensione geopolitica.

Tra proclami patriottici e manovre militari, Caracas prova dunque a riaffermare la propria sovranità, mentre il mondo osserva con crescente preoccupazione un braccio di ferro che, ancora una volta, si gioca a ridosso delle acque calde dei Caraibi.

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