8 Luglio 2026, mercoledì
HomeMondoPolitica nel MondoMosca accusa Kiev: “Volevano dirottare un Mig per un finto attacco alla...

Mosca accusa Kiev: “Volevano dirottare un Mig per un finto attacco alla Nato”. Kiev replica: “Servono armi per colpire in profondità”

Il Servizio di sicurezza russo sostiene di aver sventato un piano ucraino per simulare un raid contro una base dell’Alleanza atlantica. Il governo di Kiev parla di disinformazione e rilancia: la vera sicurezza passa dal rafforzamento dell’esercito e dalla capacità di deterrenza a lungo raggio.

Un nuovo capitolo della guerra delle informazioni tra Mosca e Kiev si è aperto nelle ultime ore, con accuse incrociate e dichiarazioni destinate a inasprire ulteriormente la tensione fra Russia, Ucraina e i Paesi Nato.

Secondo quanto riportato dall’agenzia russa Tass, il Servizio federale di sicurezza (Fsb) avrebbe sventato un presunto piano ucraino volto a dirottare un caccia russo Mig-31 equipaggiato con un missile ipersonico Kinzhal. L’obiettivo, stando alla versione russa, sarebbe stato quello di simulare un attacco contro la più grande base aerea dell’Alleanza atlantica, nel tentativo di inscenare un’operazione sotto falsa bandiera e attribuirne la responsabilità a Mosca.

La Fsb ha parlato esplicitamente di un coinvolgimento del Regno Unito nell’operazione, accusando Londra di aver fornito supporto all’intelligence di Kiev nella pianificazione del piano. Nessuna prova concreta è stata resa pubblica, ma l’annuncio si inserisce nella più ampia strategia comunicativa del Cremlino, che da mesi denuncia la “complicità occidentale” nelle operazioni ucraine e nei bombardamenti sul territorio russo.

Da parte sua, Kiev ha liquidato le accuse come pura propaganda. Nelle stesse ore, il ministro della Difesa ucraino, Denis Shmyhal, ha rilanciato l’appello agli alleati internazionali per l’invio di nuove forniture militari. “La migliore garanzia di sicurezza per l’Ucraina – ha dichiarato – è un esercito forte e ben equipaggiato, sostenuto da un sistema di deterrenza che includa la capacità di colpire il nemico in profondità”.

Una posizione che riflette il crescente dibattito all’interno della coalizione occidentale sul via libera all’uso di armi occidentali per attacchi oltre confine, una linea finora sostenuta con prudenza da Washington e Londra, ma già adottata con maggiore flessibilità da altri Paesi europei.

Nel frattempo, dal Cremlino si è cercato di spegnere un’altra fiammata di voci, questa volta riguardante presunti contrasti interni alla leadership russa e lo stato di salute del ministro degli Esteri Sergej Lavrov. “Quando ci saranno eventi pubblici di sua competenza, vedrete il ministro”, ha tagliato corto il portavoce Dmitrij Peskov, negando qualsiasi tensione o problema personale.

L’incidente del presunto Mig dirottato – vero o costruito che sia – offre tuttavia un nuovo spunto alla guerra di narrativa che accompagna da mesi il conflitto armato. In un contesto in cui le operazioni militari si intrecciano con sofisticate campagne di disinformazione, ogni dichiarazione diventa un’arma, ogni smentita una contromossa. E mentre le accuse si moltiplicano, sul terreno la guerra continua a consumarsi, con Kiev che chiede più potenza di fuoco e Mosca che rilancia la minaccia di risposte “asimmetriche” a ogni passo occidentale percepito come provocazione.

In un clima di crescente sospetto e propaganda, la verità sembra farsi sempre più elusiva, mentre la battaglia delle percezioni diventa parte integrante di un conflitto che non si gioca soltanto sui fronti del Donbass, ma anche – e soprattutto – nel campo delle menti e dell’informazione.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti