4 Ottobre 2026, domenica
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Gino Cecchettin: “Ora che la giustizia ha parlato, scelgo di guardare avanti”

Con la rinuncia all’appello da parte della Procura Generale di Venezia si chiude definitivamente il caso giudiziario per l’omicidio di Giulia Cecchettin. Il padre, Gino, affida a una nota le sue parole di pace e di impegno: “Nessuna sentenza può restituire ciò che è stato tolto, ma la verità è stata riconosciuta. Il dolore può diventare seme di cambiamento”.

Con la decisione della Procura Generale di Venezia di non impugnare la sentenza di condanna all’ergastolo per Filippo Turetta, si chiude in via definitiva la vicenda giudiziaria per l’omicidio di Giulia Cecchettin, la giovane uccisa l’11 novembre 2023. A distanza di quasi due anni da quella tragedia che sconvolse il Paese, il padre di Giulia, Gino Cecchettin, ha affidato a una nota il suo pensiero: parole misurate, intrise di dolore ma anche di una lucida volontà di pace e di futuro.

“Ieri, con la decisione definitiva della magistratura, si è chiuso il percorso giudiziario legato alla morte di mia figlia Giulia. Non esiste una giustizia capace di restituire ciò che è stato tolto, ma esiste la consapevolezza che la verità è stata riconosciuta e che le responsabilità sono state pienamente accertate”, scrive.

Sono parole che segnano la fine di un lungo e doloroso cammino processuale, ma anche l’inizio di un nuovo tempo: quello della memoria che diventa responsabilità. “Come padre, ho scelto da tempo di guardare avanti, perché l’unico modo per onorare Giulia è costruire, ogni giorno, qualcosa di buono in suo nome”.

Il processo a Filippo Turetta si era aperto il 23 settembre 2024 davanti alla Corte d’Assise di Venezia, con rito immediato. Il 3 dicembre dello stesso anno, la corte aveva emesso la sentenza di condanna all’ergastolo per omicidio volontario aggravato, riconoscendo la premeditazione, il sequestro di persona e l’occultamento di cadavere. Escluse, invece, le aggravanti di crudeltà e di atti persecutori. Alla famiglia Cecchettin era stato riconosciuto un risarcimento provvisionale: 500 mila euro al padre, 100 mila ciascuno ai fratelli Elena e Davide.

Il 6 novembre 2025 la Procura Generale presso la Corte d’Appello di Venezia ha formalmente rinunciato all’impugnazione della sentenza, dopo che lo stesso Turetta aveva già rinunciato all’appello. Con quella decisione, la condanna è divenuta definitiva.

“Verrebbe naturale – scrive ancora Gino Cecchettin – pensare di continuare a pretendere giustizia, di cercare ulteriori riconoscimenti della crudeltà o dello stalking. Ma continuare a combattere quando la guerra è finita è, in fondo, un atto sterile. La consapevolezza che è il momento di fermarsi, invece, è un segno di pace interiore e di maturità, un passo che andrebbe compiuto più spesso”.

Il padre di Giulia riflette con lucidità sul significato profondo della giustizia e sul suo limite inevitabile: “La giustizia ha il compito di accertare i fatti, non di placare il dolore. Quel compito spetta a noi: a chi resta, a chi decide di trasformare la sofferenza in consapevolezza e la memoria in responsabilità”.

Nel suo messaggio, Gino Cecchettin non parla solo da genitore ferito ma da uomo che ha scelto di dare un senso alla perdita, trasformandola in testimonianza civile. “Giulia merita di essere ricordata non solo per la tragedia che l’ha colpita, ma per ciò che ha rappresentato: la sua dolcezza, la sua intelligenza, la sua voglia di vivere e di amare in libertà. Il dolore non si cancella, ma può diventare seme”.

Poi un auspicio che è anche un monito per tutti: “Mi auguro che impariamo a riconoscere e a respingere ogni forma di violenza, e che la cultura del rispetto diventi un impegno condiviso, nella quotidianità e nelle istituzioni. Solo così il sacrificio di Giulia potrà generare un cambiamento reale, profondo, duraturo”.

Infine, un ringraziamento sobrio e commosso: “Ringrazio di cuore tutti coloro che, in questo cammino difficile, mi sono stati accanto con rispetto, discrezione e affetto. L’amore per Giulia continuerà ad accompagnarmi, come una guida silenziosa, ogni giorno della mia vita”.

Le sue parole, ferme e luminose, restituiscono il ritratto di un padre che, pur attraversato dal dolore più grande, ha saputo scegliere la via della speranza e della responsabilità. La giustizia terrena ha concluso il suo corso. Ma per Gino Cecchettin il vero cammino, quello verso un futuro libero dalla violenza e dall’indifferenza, è appena cominciato.

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