3 Maggio 2026, domenica
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Roma, la Farnesina convoca l’ambasciatore russo dopo lo sfottò di Mosca sul crollo alla Torre dei Conti

Richiamo formale ad Alexey Paramonov dopo le parole ironiche della portavoce del Cremlino Maria Zakharova. L’Italia protesta per un “commento offensivo” che strumentalizza un episodio interno.

La diplomazia italiana ha reagito con fermezza a quello che a Roma è stato percepito come un affronto gratuito. Il Ministero degli Esteri, guidato da Antonio Tajani, ha convocato l’ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Alexey Paramonov, per esprimere ufficialmente il disappunto del governo dopo le parole della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che aveva ironizzato sul crollo parziale della Torre dei Conti, monumento simbolo nel cuore della Capitale.

La vicenda, apparentemente marginale, ha assunto rapidamente i toni di un incidente diplomatico. Nei giorni scorsi, la Zakharova aveva commentato sui social il cedimento strutturale avvenuto nei pressi del Colosseo con un tono canzonatorio, interpretato come un chiaro scherno nei confronti dell’Italia. La Farnesina non ha lasciato correre: “Un linguaggio inaccettabile da parte di un rappresentante ufficiale di un Paese estero”, si legge in una nota diffusa dal ministero, che sottolinea come “ogni riferimento denigratorio nei confronti del nostro Paese è da respingere con fermezza”.

L’ambasciatore Paramonov è stato ricevuto per un colloquio formale in cui gli è stato ribadito che le dichiarazioni di Mosca, pur inserite in un contesto apparentemente ironico, risultano “offensive e non compatibili con il rispetto dovuto a una nazione amica”. Un gesto diplomatico di peso, che riflette la tensione latente nei rapporti tra Roma e Mosca dall’inizio della guerra in Ucraina.

Il commento della Zakharova – dallo stile provocatorio ormai noto nelle sue comunicazioni ufficiali – aveva fatto il giro dei media internazionali. In Italia, è stato percepito come una nuova manifestazione di sarcasmo geopolitico, parte di una strategia russa di comunicazione aggressiva verso i Paesi europei considerati “ostili” per il loro sostegno a Kiev.

Il Ministero degli Esteri italiano ha voluto così marcare una linea di netta disapprovazione, ricordando che il rispetto reciproco resta il fondamento di qualsiasi rapporto diplomatico, anche nei momenti di maggiore frizione politica.

L’episodio del crollo alla Torre dei Conti – un cedimento fortunatamente senza vittime, ma che ha destato grande impressione nell’opinione pubblica – è stato dunque trasformato da Mosca in un pretesto polemico. Roma ha scelto di reagire non con ironia, ma con la sobrietà e la dignità delle forme diplomatiche.

Il richiamo dell’ambasciatore Paramonov, pur non costituendo una misura estrema, è un segnale chiaro: l’Italia non intende tollerare toni sprezzanti o allusioni che possano mettere in ridicolo il Paese, soprattutto da parte di chi occupa incarichi ufficiali in un governo straniero.

In un clima internazionale segnato da tensioni e propaganda, anche una battuta può diventare un caso di Stato. E la Farnesina, con questa convocazione, ha voluto ricordare che la diplomazia, prima ancora che un linguaggio di potere, è un linguaggio di rispetto.

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