Le parole della dottoressa Valentina Bugelli, medico legale nominato dalla Procura di Parma, pesano come macigni sul mistero dei neonati sepolti nel giardino di una casa di Traversetolo. “Una causa certa di morte non potremo mai stabilirla”, ha dichiarato la consulente, lasciando intendere quanto il tempo e le condizioni dei resti abbiano compromesso la possibilità di una verità definitiva. Tuttavia, dietro la prudenza del linguaggio scientifico si intravede una valutazione precisa: secondo la specialista, è altamente improbabile che il primo dei due figli di Chiara Petrolini sia nato morto.
La perizia, frutto di un’analisi meticolosa sui resti scheletrici rinvenuti, indica che il primo neonato era giunto al termine della gravidanza, intorno alla quarantesima settimana. In simili circostanze, spiega la dottoressa Bugelli, la morte intrauterina di un feto è un evento rarissimo, con una probabilità stimata di circa una su un milione. Un dato che, tradotto in termini investigativi, ridimensiona fortemente l’ipotesi di una morte naturale prima del parto.
La consulente sottolinea come le condizioni dei resti non consentano di formulare conclusioni definitive: l’assenza di tessuti molli e la lunga permanenza nel terreno hanno reso impossibile accertare segni diretti di soffocamento o traumi. Tuttavia, l’età gestazionale completa del feto e l’assenza di elementi riconducibili a malformazioni o patologie congenite spingono gli inquirenti a escludere, almeno in via logica, l’ipotesi di una morte spontanea.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Parma, continua a muoversi nel solco di un equilibrio delicato tra scienza e giustizia. Da un lato, la freddezza dei dati biologici; dall’altro, la necessità di dare un senso umano e giuridico a due vite spezzate prima ancora di iniziare. Gli inquirenti attendono ora di integrare la consulenza medico-legale con ulteriori accertamenti, tra cui quelli di natura genetica e tossicologica, nella speranza che qualche dettaglio sfuggito possa riaprire un varco verso la verità.
La vicenda di Traversetolo, che ha scosso la provincia di Parma e l’opinione pubblica nazionale, resta così sospesa tra il mistero e il dolore. La scienza, pur avanzata, deve qui arrendersi all’inesorabile corrosione del tempo; ma le parole della dottoressa Bugelli aprono uno spiraglio investigativo preciso, suggerendo che il primo dei due neonati potrebbe essere venuto al mondo vivo. E che solo dopo, in circostanze ancora da chiarire, la sua vita si sia interrotta.
Un’ipotesi che, se confermata, cambierebbe radicalmente la prospettiva dell’intera inchiesta.
