La Corte dei Conti interviene con fermezza nel dibattito acceso intorno al Ponte sullo Stretto, dopo le reazioni politiche seguite alla decisione di non concedere il visto di legittimità alla delibera CIPESS relativa al progetto. In una nota ufficiale, l’organo costituzionale richiama al rispetto dei magistrati contabili e precisa i limiti della propria funzione: «Le sentenze e le deliberazioni della Corte dei Conti non sono sottratte alla critica – si legge – che, tuttavia, deve svolgersi in un contesto di rispetto per l’operato dei magistrati».
Un monito netto, arrivato dopo le dichiarazioni di esponenti della maggioranza che avevano espresso irritazione per il pronunciamento della magistratura contabile. La Corte rivendica il proprio ruolo di garanzia e sottolinea che «il rispetto della legittimità è presupposto imprescindibile per la regolarità della spesa pubblica, la cui tutela è demandata dalla Costituzione alla Corte dei Conti».
Il chiarimento si accompagna a una puntualizzazione di merito: la Sezione di controllo di legittimità, intervenuta mercoledì sulla delibera CIPESS, «si è espressa esclusivamente su profili strettamente giuridici», senza dunque entrare nel merito o nell’opportunità dell’opera. In altre parole, nessuna bocciatura politica o tecnica del progetto del Ponte sullo Stretto, ma un controllo di legalità sui passaggi amministrativi del piano economico-finanziario.
Mentre a Palazzo Chigi si prepara un Consiglio dei ministri dedicato al tema, da cui trapela la volontà del governo di proseguire senza indugi nel percorso di realizzazione, la presa di posizione della Corte dei Conti appare come un richiamo all’equilibrio istituzionale.
Da un lato, l’esecutivo punta a confermare la priorità strategica del collegamento tra Sicilia e Calabria, considerato simbolo di modernità e infrastrutturazione del Paese. Dall’altro, la magistratura contabile rivendica il proprio compito di vigilanza sulla corretta gestione delle risorse pubbliche, senza farsi trascinare sul terreno della contesa politica.
Nel cuore di una questione che intreccia diritto, politica e visione dello sviluppo, la Corte dei Conti riafferma così la centralità del principio di legalità come bussola dell’azione pubblica. Un messaggio che va oltre il Ponte, toccando il nodo più profondo dei rapporti tra potere politico e giurisdizione contabile: la necessità che la legittimità delle procedure resti il fondamento di ogni decisione sul futuro del Paese.
