Se ne va una delle voci più autentiche e potenti del suono napoletano. James Senese, sassofonista, compositore e figura simbolo del Neapolitan Power, è morto a Napoli all’età di 80 anni a causa di un’infezione polmonare. Il musicista, malato da tempo, era ricoverato nel reparto di rianimazione dell’ospedale Cardarelli dalla notte del 24 settembre. Le sue condizioni, già compromesse da problemi renali che lo costringevano da anni alla dialisi, si erano aggravate nelle ultime settimane.
La notizia della sua scomparsa è stata annunciata da Enzo Avitabile, amico fraterno e compagno di tanti palchi. “Non bastano parole per un dolore così grande, ma solo un grazie – ha scritto il musicista – per il tuo talento, la dedizione, la passione e la ricerca. Sei stato un esempio di musica e di vita. Un amico per fratello, un fratello per amico.”
Una vita per la musica
Figlio di una napoletana e di un soldato afroamericano sbarcato in Italia durante la Seconda guerra mondiale, James Senese – all’anagrafe Gaetano Senese – era nato e cresciuto nel quartiere Miano, nella periferia nord di Napoli. La sua storia personale, segnata fin dall’infanzia da un’identità complessa e da una forte consapevolezza sociale, ha sempre attraversato la sua musica, fatta di rabbia, poesia, orgoglio e appartenenza.
Negli anni Sessanta, Senese aveva mosso i primi passi con The Showmen, gruppo fondato insieme a Mario Musella, altra voce simbolo della Napoli popolare e creativa di quegli anni. Con loro contribuì a portare nella musica italiana un linguaggio nuovo, contaminato dal soul, dal jazz e dal rhythm and blues americano.
Poi, nel 1975, nacquero i Napoli Centrale: una band destinata a diventare un punto di svolta nella storia musicale del Paese. Con il loro sound ruvido e profondo, sospeso tra funk e dialetto, James Senese e i suoi compagni diedero voce a un’idea inedita di Napoli, moderna e meticcia, ribelle e orgogliosamente popolare. Il brano Campagna, manifesto di denuncia sociale, resta ancora oggi una delle pietre miliari della canzone d’autore napoletana.
L’incontro con Pino Daniele e la stagione del Neapolitan Power
L’intesa con Pino Daniele nacque sul terreno comune di una visione musicale che univa blues, jazz e identità mediterranea. Dalla fine degli anni Settanta, Senese divenne una presenza costante nei dischi e nei concerti del cantautore partenopeo. Il suo sax inconfondibile – caldo, ruvido, intriso di malinconia – accompagnò alcune delle pagine più alte della musica italiana: da Terra mia a Nero a metà, fino alle storiche esibizioni con la “super band” di Daniele, Tullio De Piscopo, Tony Esposito e Rino Zurzolo.
Proprio quel sodalizio rappresentò l’apice di una stagione irripetibile: quella del Neapolitan Power, un movimento artistico e culturale che fuse radici e modernità, tradizione e contaminazione, restituendo a Napoli una nuova voce nel panorama musicale internazionale.
Un’assenza che pesava già da settimane
L’assenza di Senese dal concerto tributo “Pino è – Il viaggio del musicante”, tenutosi a settembre in piazza del Plebiscito, aveva destato preoccupazione tra colleghi e fan. La sua salute, già fragile, lo aveva costretto a rinunciare a impegni pubblici e a sospendere le ultime date in programma.
Fino all’ultimo, però, il musicista aveva mantenuto un legame profondo con il suo pubblico, continuando a suonare finché le forze glielo consentivano. Il palco era la sua casa, il sax la sua voce più sincera.
L’eredità di un maestro
In oltre cinquant’anni di carriera, James Senese ha attraversato la storia della musica italiana da protagonista, senza mai cedere alle mode né rinunciare alla propria identità. Il suo stile, denso e viscerale, univa il jazz afroamericano al ritmo mediterraneo, raccontando con ogni nota la vita di una città contraddittoria e meravigliosa come Napoli.
Oltre all’attività musicale, Senese aveva preso parte anche a esperienze cinematografiche: tra le più note, la sua partecipazione al film No grazie, il caffè mi rende nervoso di Lodovico Gasparini, accanto a Massimo Troisi e Lello Arena, simbolo di un’epoca d’oro per l’arte napoletana.
Il saluto di Napoli a un suo figlio
La città lo ricorderà come un figlio autentico, un artista che ha saputo trasformare la rabbia e l’orgoglio di una generazione in musica universale. In molti lo consideravano il “sax di Napoli”, la voce che raccontava i vicoli, le ferite e la dignità di un popolo.
La sua eredità musicale rimane intatta, scolpita nei solchi dei vinili e nella memoria collettiva di chi ha vissuto la rivoluzione culturale di cui fu protagonista. Con James Senese se ne va una parte fondamentale della storia musicale italiana, ma la sua voce continuerà a risuonare, come un’eco profonda e dolce, nei vicoli di Napoli e nei cuori di chi ne ha amato la musica.
