KUALA LUMPUR – È cominciato ufficialmente in Malesia il tour asiatico di Donald Trump, primo viaggio del presidente statunitense nella regione da quando è tornato alla Casa Bianca. Il leader americano è atterrato a Kuala Lumpur dopo una sosta tecnica dell’Air Force One, durante la quale ha incontrato a bordo l’emiro del Qatar, Tamim bin Hamad Al Thani, in un colloquio informale che ha anticipato i temi economici e diplomatici che segneranno l’intera missione.
L’esordio del viaggio non poteva essere più simbolico: Trump ha presieduto la cerimonia per la firma dell’accordo di pace tra Thailandia e Cambogia, un’intesa storica che mette fine a decenni di tensioni ai confini e sancisce l’impegno congiunto dei due Paesi per la stabilità del Sud-Est asiatico. Washington ha avuto un ruolo determinante nel facilitare il negoziato, conclusosi dopo mesi di contatti riservati tra Bangkok e Phnom Penh sotto la mediazione statunitense.
Il presidente americano, nel suo intervento, ha parlato di “un nuovo inizio per l’Asia” e di “un successo della diplomazia americana”, sottolineando come la cooperazione regionale sia “la chiave per la prosperità di tutti”. Dopo l’appuntamento malese, Trump farà tappa in Giappone e quindi in Corea del Sud, dove giovedì è previsto l’incontro più atteso: il faccia a faccia con il presidente cinese Xi Jinping.
L’agenda del colloquio con Xi si annuncia densa di dossier cruciali: dai rapporti commerciali alla sicurezza del Pacifico, passando per il futuro delle catene di approvvigionamento globali e per la questione di Taiwan, che continua a rappresentare il punto più delicato nei rapporti tra Washington e Pechino. Trump ha lasciato intendere che durante il tour potrebbe cercare anche un contatto con il leader nordcoreano Kim Jong-un, con il quale non ha escluso un possibile incontro “se ci saranno le condizioni giuste”.
Ma mentre l’Asia si prepara ad accogliere il presidente americano, sul fronte occidentale si apre un nuovo fronte di tensione. Trump ha infatti annunciato un aumento del 10 per cento dei dazi contro il Canada, giustificandolo con quella che ha definito “pubblicità fraudolenta” ai danni della sua amministrazione. Nel mirino del presidente è finito uno spot televisivo diffuso in Ontario e finanziato dal governo provinciale, che riprendeva un vecchio discorso di Ronald Reagan contro i dazi e le politiche protezioniste, interpretato dalla Casa Bianca come un chiaro messaggio anti-Trump.
La decisione ha suscitato immediate reazioni a Ottawa, dove il governo canadese ha definito la misura “ingiustificata e dannosa per entrambe le economie”. L’episodio rischia di incrinare ulteriormente i rapporti già tesi tra i due Paesi, in un momento in cui gli Stati Uniti cercano di rafforzare le proprie alleanze commerciali in Asia per contrastare l’influenza economica di Pechino.
Il tour asiatico di Trump, che durerà circa una settimana, si presenta dunque come una prova di equilibrio tra diplomazia e assertività. L’accordo di pace in Malesia offre al presidente una vetrina internazionale favorevole, ma la partita con Xi Jinping e le tensioni con il Canada delineano uno scenario complesso. In gioco c’è la capacità di Washington di riaffermarsi come potenza guida nel Pacifico, in un mondo che sembra ogni giorno più multipolare e competitivo.
Le prossime tappe diranno se la strategia di Trump saprà combinare pragmatismo e forza o se, ancora una volta, prevarrà la logica dello scontro.
