16 Agosto 2026, domenica
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La Corte dei conti ferma la delibera Cipess e rimanda la decisione al 29 ottobre.

Restano aperti i dubbi su legittimità, concorrenza e copertura finanziaria. La politica si divide tra accuse di “accanimento” e richieste di stop

A cura di Daniele Cappa

La realizzazione del Ponte sullo Stretto di Messina, simbolo di una delle opere più controverse della storia italiana, incappa in un nuovo ostacolo. La Corte dei conti ha deciso di non dare il via libera immediato alla delibera del Cipess che approva il progetto definitivo, avviando invece una richiesta di deferimento all’organo collegiale. Sarà quest’ultimo, la Sezione Centrale di controllo di legittimità sugli atti del governo e delle amministrazioni dello Stato, a pronunciarsi nella seduta fissata per la mattina del 29 ottobre.

La decisione arriva dopo settimane di interlocuzioni tra i magistrati contabili e il governo. La Corte aveva già sollevato questioni di natura procedurale, tecnica ed economica, chiedendo chiarimenti all’esecutivo, che aveva risposto lo scorso 13 ottobre con un ampio dossier di documenti. Ma i giudici contabili, esaminato il materiale, hanno ritenuto che “non siano stati superati i dubbi di legittimità” e hanno quindi deferito la questione all’organo collegiale, come previsto dalla prassi quando le perplessità permangono.

Il 29 ottobre la decisione della Sezione Centrale

L’adunanza della Sezione Centrale rappresenta il passaggio decisivo del controllo preventivo sugli atti del governo. Secondo quanto si legge nell’atto di deferimento, la Corte rileva che sussistono perplessità sui principi europei di concorrenza, in particolare alla luce delle modifiche intervenute nel progetto rispetto all’impostazione originaria, e sulle modalità di finanziamento, che sarebbero passate da un modello misto, con capitale anche privato, a un impianto totalmente basato su risorse pubbliche.

Nonostante la nuova tappa procedurale, la società Stretto di Messina ha precisato che la calendarizzazione dell’adunanza non comporta ritardi rispetto al cronoprogramma. Il termine per la registrazione della delibera Cipess resta infatti fissato al 7 novembre. “Siamo fiduciosi sull’esito positivo dell’esame della Corte – ha dichiarato l’amministratore delegato Pietro Ciucci – nella convinzione di aver operato nel pieno rispetto delle norme italiane ed europee. Forniremo tutti gli approfondimenti richiesti in tempi utili, in collaborazione con le istituzioni competenti”.

I rilievi della Corte: concorrenza, finanziamento e varianti

Il documento della Corte dei conti è esplicito: “Permangono dubbi sui principi di concorrenza di derivazione eurounitaria, alla luce delle significative modifiche intervenute nel progetto originario e alle nuove opere successivamente previste”. Ma non è tutto. L’organo di controllo evidenzia anche “sostanziali modificazioni” nelle fonti di finanziamento, che avrebbero trasformato un’opera inizialmente prevista con partecipazione privata in un intervento interamente a carico della finanza pubblica. È questo, secondo i magistrati contabili, un elemento che impone ulteriori verifiche di conformità al quadro normativo nazionale ed europeo.

Le reazioni politiche: scontro frontale tra governo e opposizione

La decisione della Corte ha immediatamente acceso lo scontro politico. Il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra Angelo Bonelli ha definito la richiesta di deferimento “un atto gravissimo” e ha chiesto un intervento diretto della premier Giorgia Meloni: “Non può più essere Salvini a rispondere. Il governo deve chiarire perché, in una fase di crisi economica, decide di investire 15 miliardi di euro in un progetto che la Corte dei conti continua a ritenere problematico”. Bonelli ha poi parlato di “follia economica e ambientale”, ricordando che i flussi di traffico stimati sarebbero “irrealistici” e che l’opera interessa un’area sottoposta a vincoli paesaggistici e ambientali.

Duro anche il commento della Cgil, che attraverso il segretario confederale Pino Gesmundo ha sottolineato come la decisione della Corte confermi “le gravi incongruenze procedurali” già denunciate dal sindacato: “Il rispetto delle leggi e delle procedure è sostanziale, non formale, soprattutto quando si tratta di risorse pubbliche. Il governo dovrebbe ritirare il progetto e avviare un confronto vero su un piano infrastrutturale sostenibile per Calabria e Sicilia”. Gesmundo ha inoltre ricordato che “le risorse accantonate per il Ponte equivalgono quasi all’entità dei tagli previsti nella manovra”, definendo prioritario un uso più mirato dei fondi in chiave industriale e occupazionale.

La Lega: “Accanimento senza precedenti”

Di segno opposto la reazione della Lega, che difende a spada tratta il progetto e denuncia un atteggiamento ostile da parte dei giudici contabili. “La Corte dei conti dimostra un’ostilità senza precedenti contro il Ponte, solo perché è un’opera per il Sud voluta dalla Lega”, ha dichiarato il senatore Nino Germanà. “Mai nessun progetto infrastrutturale con investimenti simili – dall’Alta Velocità alle autostrade – ha subito un tale accanimento. Proprio oggi, mentre Eurolink e Webuild, in collaborazione con la società Stretto di Messina, avviano un programma di selezione per migliaia di lavoratori, arriva quest’ennesimo ostacolo. Ma lo supereremo, consapevoli di agire nell’interesse del Paese”.

Giorgetti: “La Corte fa il suo lavoro”

Più prudente la posizione del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che ha invitato alla calma: “La Corte dei conti fa i suoi controlli, è nel suo ruolo. Evidentemente ha ritenuto di rimettere la decisione al Collegio, vedremo cosa accadrà il 29 ottobre”. Il ministro ha riconosciuto che “il lavoro del Mit e del Dipartimento di programmazione economica è complesso” e ha aggiunto che, se saranno necessarie modifiche, “si potranno perfezionare”.

Un passaggio cruciale per il destino dell’opera

Il deferimento alla Sezione Centrale segna dunque un passaggio cruciale per il futuro del Ponte sullo Stretto. La decisione della Corte dei conti non è ancora un bocciatura, ma indica che i dubbi sulla legittimità e la sostenibilità dell’opera non sono stati pienamente fugati. Il 29 ottobre sarà il momento della verità: da quella seduta potrà emergere il via libera definitivo o una nuova richiesta di chiarimenti che, di fatto, rallenterebbe ulteriormente il percorso del progetto simbolo del governo Meloni-Salvini.

In attesa della pronuncia, resta sospeso l’eterna dialettica italiana tra ambizione infrastrutturale e cautela istituzionale. Da un lato, chi vede nel Ponte la chiave per modernizzare il Mezzogiorno; dall’altro, chi teme un gigantesco errore economico, tecnico e ambientale. La parola passa ora ai magistrati contabili, chiamati a decidere se il sogno – o l’incubo – del Ponte sullo Stretto potrà davvero prendere forma.

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