14 Ottobre 2026, mercoledì
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Peste in Siberia, muore una tecnica di laboratorio: fino a 200 persone in quarantena

La vittima, 28 anni, lavorava all’Istituto anti-peste di Irkutsk. Secondo i media locali avrebbe contratto la forma polmonare della malattia dopo la rottura di una provetta. Scatta la quarantena per circa 200 persone. Le autorità sanitarie russe, per ora, mantengono il silenzio.

La peste, quella malattia che la storia aveva relegato nei libri di medicina e nell’immaginario delle grandi epidemie, torna a fare paura in Siberia. Una donna di 28 anni sarebbe morta nella regione di Irkutsk dopo aver contratto la peste polmonare. Non in un villaggio isolato, né in un remoto accampamento della steppa, ma mentre lavorava proprio nel luogo in cui la peste dovrebbe essere studiata e controllata: l’Istituto anti-peste di Irkutsk.

A riferire la notizia sono i media locali, ripresi dall’Afp. Secondo la testata People of Baikal, la donna era una tecnica di laboratorio e potrebbe essere stata esposta al batterio in seguito alla rottura di una provetta. Una circostanza che, se confermata, aggiungerebbe alla vicenda un paradosso non da poco: la malattia sorvegliata da un istituto specializzato avrebbe trovato una porta d’ingresso proprio dentro il laboratorio incaricato di studiarla.

Dopo il decesso, fino a 200 persone che potrebbero essere entrate in contatto con la vittima sarebbero state sottoposte a quarantena. Il dato è stato diffuso dai media locali, ma al momento non risultano ulteriori dettagli ufficiali sulle condizioni delle persone coinvolte, sulla durata dell’isolamento o sull’eventuale presenza di altri casi.

A rendere ancora più delicata la vicenda è la natura della malattia. La peste polmonare è una delle forme più gravi dell’infezione provocata da Yersinia pestis. Può svilupparsi quando il batterio raggiunge i polmoni e, a differenza della forma bubbonica, può trasmettersi anche attraverso le goccioline respiratorie. È dunque una forma che impone particolare attenzione sul piano del contenimento e dell’isolamento.

La peste, naturalmente, non appartiene soltanto ai capitoli più cupi della storia europea. Il batterio continua a circolare in alcune aree del mondo, soprattutto attraverso popolazioni di roditori e le pulci che li infestano. Oggi, però, l’infezione può essere trattata con antibiotici se riconosciuta tempestivamente. Il problema, nel caso della forma polmonare, è che la rapidità con cui possono comparire e aggravarsi i sintomi rende decisivi diagnosi, isolamento e trattamento.

La notizia è stata rilanciata anche dal governatore della vicina Buriazia, Alexei Tsydenov, che in un post sui social ha comunicato la morte di una donna nella regione di Irkutsk definendola un decesso provocato dalla peste. Non è invece arrivata, almeno nell’immediato, una comunicazione dettagliata da parte del ministero della Salute russo.

Ed è proprio questo il punto che invita alla cautela. Al momento, una parte delle informazioni disponibili proviene da fonti locali e non tutte le circostanze del contagio risultano pubblicamente confermate dalle autorità sanitarie. Anche il numero delle persone poste in quarantena, indicato in circa 200, deve quindi essere considerato alla luce delle informazioni attualmente disponibili.

Resta tuttavia l’immagine più inquietante della vicenda: una giovane donna che lavorava in un istituto dedicato alla sorveglianza della peste, una provetta che potrebbe essersi rotta e un’intera rete di possibili contatti finita sotto osservazione. In Siberia, dove gli spazi sembrano infiniti, questa volta è bastato un laboratorio per ricordare che alcuni nemici della medicina moderna non sono affatto scomparsi. Hanno semplicemente imparato a restare in silenzio.

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