4 Ottobre 2026, domenica
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Dal corteo alle istruzioni per le bombe: a Roma arrestato un anarchico accusato di terrorismo

Dopo il ferimento di un funzionario della Digos durante la manifestazione pro Cospito del 18 aprile, l’indagine porta alla scoperta, nei dispositivi dell’uomo, di materiale su ordigni e sabotaggi. Contestati anche lesioni aggravate, violenza e resistenza a pubblico ufficiale

Dalla piazza al telefono, dalle tensioni di un corteo alle istruzioni per costruire ordigni. È la traiettoria investigativa che ha portato all’arresto, a Roma, di un anarchico italiano, destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Roma su richiesta della Procura capitolina.

L’inchiesta nasce da un episodio preciso: il ferimento al volto di un vice dirigente della Digos romana durante la manifestazione del 18 aprile scorso organizzata a sostegno di Alfredo Cospito. Un corteo che, anche in quella circostanza, aveva visto momenti di forte tensione e che ora torna al centro dell’attenzione giudiziaria per un’indagine dai contorni decisamente più pesanti.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti della Digos, coordinati dalla Procura di Roma, la successiva perquisizione avrebbe consentito di acquisire diversi dispositivi elettronici riconducibili all’uomo arrestato. Ed è proprio dentro quei dispositivi che gli investigatori avrebbero trovato materiale ritenuto di particolare interesse: istruzioni per la preparazione di ordigni e indicazioni relative a possibili azioni di sabotaggio contro servizi pubblici essenziali, dalla circolazione ferroviaria agli istituti penitenziari.

Non esattamente il genere di appunti che si prendono per organizzare una gita fuori porta.

Naturalmente, sul piano giudiziario, resta decisivo distinguere ciò che gli investigatori contestano da ciò che dovrà essere accertato nel procedimento. Il possesso di materiale e il suo eventuale significato, così come il collegamento con concrete intenzioni operative, saranno oggetto delle valutazioni dell’autorità giudiziaria e della difesa.

Le accuse, tuttavia, sono pesanti. L’uomo è accusato di detenzione di materiale con finalità di terrorismo. A questa contestazione si aggiungono le accuse di lesioni aggravate e permanenti al viso, violenza e resistenza aggravata a pubblico ufficiale, riferite proprio agli episodi avvenuti durante il corteo del 18 aprile.

L’indagine, dunque, segue due binari che finiscono per incrociarsi. Da una parte c’è l’aggressione al funzionario della Digos, episodio dal quale l’attività investigativa ha preso le mosse. Dall’altra c’è il contenuto dei dispositivi elettronici, che secondo gli inquirenti avrebbe fatto emergere un quadro ulteriore e assai più inquietante, legato alla possibilità di realizzare ordigni e colpire infrastrutture e servizi essenziali.

È una distinzione importante anche per comprendere la natura dell’accusa di terrorismo. Non basta, infatti, evocare la parola per trasformare automaticamente un comportamento violento in terrorismo: saranno gli elementi raccolti e la loro qualificazione giuridica a stabilire se e in quale misura le contestazioni reggeranno nel corso del procedimento.

Per ora c’è un arresto, c’è un’indagine complessa e ci sono accuse che dovranno essere sottoposte al vaglio della magistratura. Sullo sfondo resta il clima che da tempo accompagna le mobilitazioni dell’area anarchica, soprattutto quando entrano in gioco il carcere, le misure di sicurezza e la vicenda giudiziaria di Cospito.

Il telefono, in questa storia, non è dunque soltanto un archivio digitale. Per gli investigatori sarebbe diventato una sorta di seconda scena del crimine, capace di aggiungere nuovi elementi a un’inchiesta partita da un volto ferito durante una manifestazione. Sarà ora il processo a stabilire quanto di quel materiale rappresentasse semplice possesso, quanto preparazione e, soprattutto, quale fosse la sua concreta destinazione.

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