14 Luglio 2026, martedì
HomeItaliaPoliticaRoccella chiama Segre dopo le polemiche sulle “gite ad Auschwitz”: il tentativo...

Roccella chiama Segre dopo le polemiche sulle “gite ad Auschwitz”: il tentativo di ricucire dopo lo scivolone

Dopo le contestate dichiarazioni del ministro della Famiglia, Eugenia Roccella, una telefonata alla senatrice a vita Liliana Segre tenta di riportare il confronto su toni istituzionali. Ma la polemica resta aperta.

Lunedì pomeriggio il ministro della Famiglia, Eugenia Roccella, ha contattato telefonicamente la senatrice a vita Liliana Segre. Una conversazione breve ma significativa, arrivata dopo le accese polemiche seguite alle parole del ministro sulle cosiddette “gite ad Auschwitz”, pronunciate durante un intervento pubblico che aveva suscitato indignazione e reazioni trasversali nel mondo politico e culturale.

La chiamata è partita direttamente dal ministero. Roccella, travolta dalle critiche, ha voluto parlare con Segre per cercare di spiegare il senso delle sue dichiarazioni e di ridimensionare la portata di quella frase che molti avevano giudicato offensiva, soprattutto alla luce della storia personale della senatrice sopravvissuta alla deportazione e simbolo della memoria della Shoah.

Il gesto è apparso come un tentativo di distensione dopo un episodio che aveva assunto toni di forte contrapposizione ideologica. Secondo quanto trapelato, Roccella avrebbe espresso il proprio rispetto per la figura di Segre e per il valore della memoria storica, ribadendo di non aver mai inteso sminuire l’importanza dei viaggi della memoria nei luoghi dello sterminio.

La polemica, tuttavia, non si è spenta. In molti, anche all’interno della maggioranza, hanno sottolineato come il ministro avrebbe dovuto chiarire pubblicamente le proprie parole, con un gesto di trasparenza verso l’opinione pubblica e un riconoscimento esplicito del significato civile e pedagogico che le visite ai campi di sterminio rappresentano per le nuove generazioni.

Per la sinistra e per gran parte del mondo della cultura, la vicenda ha messo in luce un nodo più profondo: il rapporto della destra con la memoria storica e con i simboli fondativi della Repubblica. “Un ministro che ha giurato sulla Costituzione – osservano alcuni esponenti del centrosinistra – dovrebbe essere il primo a difendere quei valori che nascono proprio dalla tragedia della Shoah e dall’antifascismo.”

Liliana Segre, come sempre, ha scelto la via della misura. Non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sulla telefonata, ma il suo silenzio – denso di significato – appare come un invito alla riflessione più che alla polemica.

La vicenda, intanto, continua a interrogare il governo e l’opinione pubblica: non solo sulle parole di un ministro, ma sul modo in cui il Paese, a ottant’anni dalla fine della guerra, continua a misurarsi con la propria memoria e con la responsabilità di trasmetterla alle generazioni future.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti