16 Agosto 2026, domenica
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Zan: “L’Europa apre la strada ai diritti LGBTQIA+, ora l’Italia smetta di voltarsi dall’altra parte”

Il deputato ed europarlamentare del Partito Democratico elogia la nuova strategia dell’Unione Europea per l’inclusione e la tutela della comunità LGBTQIA+ e invita il governo italiano a uscire dall’immobilismo: “Non è più tempo di negare l’evidenza, servono scelte politiche chiare e coraggiose”

La Commissione Europea ha recentemente presentato una nuova strategia per i diritti LGBTQIA+ che, nelle parole di Alessandro Zan, europarlamentare e responsabile Diritti nella segreteria del Partito Democratico, rappresenta “un passo avanti decisivo verso un’Unione dell’Uguaglianza”. Un piano articolato che si muove su più direttrici: dal contrasto ai crimini d’odio al riconoscimento transfrontaliero della genitorialità, fino al sostegno concreto alle associazioni impegnate nella tutela delle persone LGBTQIA+.

“È un segnale politico importante – afferma Zan – perché la Commissione non solo mette al centro la dignità e i diritti di milioni di cittadini europei, ma lo fa con misure tangibili, come il rafforzamento dei fondi europei destinati alla società civile e la ferma opposizione a pratiche aberranti come le cosiddette terapie di conversione.”

Il riferimento è a una delle questioni più controverse e dibattute sul piano dei diritti umani: le pratiche che promettono, con metodi pseudoscientifici e spesso traumatici, di “correggere” l’orientamento sessuale o l’identità di genere delle persone LGBTQIA+. Per Zan, la posizione espressa dalla Commissione Europea rappresenta un riconoscimento anche del lavoro svolto negli anni all’interno della Commissione LIBE (Libertà civili, giustizia e affari interni), di cui è stato vicepresidente: “Abbiamo lavorato per costruire un’Europa che non solo condanni la discriminazione, ma che si impegni attivamente a rimuoverne le cause strutturali.”

A fronte di questo slancio europeo, però, l’Italia sembra restare al palo. E Zan non usa mezzi termini nel denunciare l’inerzia – quando non la complicità – dell’attuale esecutivo guidato da Giorgia Meloni: “Il Governo ha scelto troppe volte di restare in silenzio, quando non ha direttamente appoggiato una cultura politica che alimenta ostilità e pregiudizio verso la comunità LGBTQIA+. Le destre continuano a negare l’esistenza stessa di un problema, mentre i dati raccontano un’altra verità: aggressioni, discriminazioni e discorsi d’odio sono in aumento, e il Paese è sempre più diviso tra chi difende i diritti e chi li considera opzionali.”

Secondo l’eurodeputato dem, non si tratta più di una questione ideologica, ma di responsabilità politica e istituzionale. L’Italia, sottolinea, “non può più permettersi di restare indietro rispetto all’Europa. L’Ue ha indicato con chiarezza la rotta: ora serve un’assunzione di responsabilità concreta da parte del governo italiano, che deve impegnarsi per adeguare il nostro ordinamento alle raccomandazioni europee, a partire dal divieto delle terapie di conversione e dal riconoscimento legale delle famiglie omogenitoriali”.

La strategia dell’Unione prevede infatti anche un intervento specifico in materia di diritti familiari, garantendo che la genitorialità riconosciuta in un Paese membro venga automaticamente riconosciuta in tutti gli altri Stati dell’Unione, senza dover affrontare procedimenti giudiziari laceranti e incerti. “È un principio di civiltà giuridica – evidenzia Zan – che tutela l’interesse superiore dei minori e la stabilità delle famiglie, qualunque sia la loro composizione”.

Non meno importante è il sostegno previsto dalla Commissione per le organizzazioni LGBTQIA+, che potranno accedere a fondi strutturali europei attraverso canali più trasparenti e accessibili. “La società civile – sottolinea l’eurodeputato – è spesso l’argine più efficace contro la discriminazione. Rafforzarla significa anche proteggere le democrazie europee da derive autoritarie e populiste”.

Zan conclude con un appello accorato alla politica italiana, ma anche all’opinione pubblica: “Non è più tempo di tentennamenti o ambiguità. Chi oggi governa non può continuare a ignorare i diritti di una parte così rilevante della società. Ogni giorno che passa senza interventi concreti è un giorno in cui si legittima l’odio. Serve un cambiamento di rotta, e serve subito. L’Italia deve fare la sua parte, come Stato membro dell’Unione e come democrazia matura.”

In un’Europa che cerca di rafforzare il proprio impianto valoriale in un momento di tensioni sociali e geopolitiche, la questione dei diritti civili torna dunque ad essere cartina di tornasole della coerenza democratica. E la nuova strategia LGBTQIA+ lanciata da Bruxelles rappresenta, per l’Italia, una sfida e un’occasione che non possono più essere eluse.

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