5 Ottobre 2026, lunedì
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Appendino (M5S): “Detassare gli aumenti salariali è giusto e utile: più dignità al lavoro, più vantaggi per tutti”

La vicepresidente del Movimento 5 Stelle rilancia la proposta di detassazione sugli aumenti retributivi da rinnovo contrattuale, bocciata dalla maggioranza. “Misura semplice e di buonsenso, serve a imprese e lavoratori. Gli stipendi non possono più restare fermi”.

Roma – In un momento storico segnato da salari stagnanti, inflazione persistente e un crescente divario tra costo della vita e redditi reali, il tema della tutela del potere d’acquisto dei lavoratori torna con forza al centro del dibattito politico. A rilanciarlo è Chiara Appendino, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, che attraverso un intervento sui propri canali social ha denunciato la bocciatura, da parte della maggioranza parlamentare, di una proposta ritenuta “di assoluto buon senso”: la detassazione degli aumenti salariali derivanti dai rinnovi contrattuali.

Secondo Appendino, si trattava di una misura concreta e immediata per restituire valore al lavoro e incentivare dinamiche retributive più eque. “Non solo il salario minimo: la maggioranza ha respinto anche la nostra proposta per detassare gli aumenti dei rinnovi contrattuali – scrive l’ex sindaca di Torino –. In pratica, se un imprenditore decidesse di aumentare lo stipendio dei propri dipendenti, ad esempio da 7 a 9 euro l’ora, chiedevamo che quei 2 euro di incremento non fossero tassati dallo Stato”.

Una proposta mirata per ridare centralità al lavoro

L’obiettivo della proposta, come illustrato da Appendino, era duplice: da un lato favorire una più agevole redistribuzione salariale, incentivando le imprese a riconoscere aumenti ai propri dipendenti senza il peso aggiuntivo della fiscalità; dall’altro, garantire che ogni euro in più conquistato dai lavoratori finisca interamente nelle loro buste paga, senza essere eroso dal cuneo fiscale.

“È una misura semplice, socialmente giusta e anche vantaggiosa sul piano economico – sottolinea Appendino –. Conviene ai lavoratori, perché vedono riconosciuti integralmente gli aumenti, e conviene alle imprese, che possono migliorare le condizioni salariali senza un ulteriore aggravio fiscale”.

Salari fermi da due decenni, mentre il costo della vita corre

Il contesto economico in cui si inserisce la proposta del Movimento 5 Stelle è noto e preoccupante. In Italia, da oltre vent’anni i salari reali sono pressoché fermi, mentre il costo della vita ha continuato a crescere, in particolare nell’ultimo biennio segnato dagli effetti inflazionistici post-pandemia e dalla crisi energetica.

Nel frattempo, il dibattito sul salario minimo legale, anch’esso sostenuto dal M5S e da altre forze dell’opposizione, è stato a più riprese respinto dalla maggioranza, che ha optato per una diversa impostazione in materia di contrattazione e politica retributiva. In questo scenario, la proposta di detassazione degli aumenti salariali si poneva come strumento complementare, pensato per incentivare accordi migliorativi a livello aziendale o settoriale.

Un cuneo fiscale ancora troppo pesante

Uno degli ostacoli principali all’aumento dei salari in Italia è rappresentato dal cuneo fiscale e contributivo, tra i più alti d’Europa. Una porzione significativa del costo del lavoro per le imprese, infatti, non si traduce in netto percepito dai lavoratori. Interventi mirati di detassazione, come quello proposto da Appendino, avrebbero – secondo il M5S – un impatto immediato sulla capacità di spesa dei lavoratori, senza comportare un onere insostenibile per le casse dello Stato, grazie all’effetto moltiplicatore sui consumi.

“Continueremo a proporla, perché è una questione di giustizia sociale e di visione economica – ha concluso Appendino –. Oggi ogni euro in più conquistato deve restare nelle mani dei lavoratori. È tempo di scelte che mettano davvero il lavoro al centro”.

Un segnale politico alla maggioranza e un messaggio alle imprese

Con questo intervento, il Movimento 5 Stelle intende marcare un elemento di differenziazione politica rispetto all’orientamento attuale della maggioranza guidata da Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia. La proposta di detassazione si inserisce in una più ampia piattaforma rivendicata dai pentastellati, che comprende la battaglia per il salario minimo, il rafforzamento del reddito di inclusione e nuove misure contro la precarietà.

Al tempo stesso, il messaggio è rivolto anche alle imprese, in particolare a quelle disponibili a riconoscere aumenti salariali ma scoraggiate dall’attuale struttura fiscale. Secondo il Movimento, è proprio in questo momento – segnato da fragilità economiche, squilibri sociali e calo del potere d’acquisto – che servono politiche coraggiose e un impegno trasversale per restituire centralità al lavoro, dignità al reddito e stabilità ai rapporti occupazionali.

Se l’Italia intende uscire dalla spirale di stagnazione e diseguaglianza, sostengono dal M5S, non può più permettersi di rinviare il confronto su come redistribuire equamente la ricchezza prodotta. E da questo punto di vista, il fisco può e deve diventare uno strumento al servizio di una nuova equità.

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