2 Maggio 2026, sabato
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Gaza, spiragli di tregua: Trump annuncia l’intesa con Netanyahu, Hamas accetta il piano USA

Il presidente americano rivendica un “giorno speciale” per il Medio Oriente. Il premier israeliano: “Hamas sarà smantellato, l’IDF resterà a Gaza”. Evacuati 900 mila palestinesi. Lunedì a Sharm el-Sheikh i negoziati per il cessate il fuoco. Il Vaticano: “Prime notizie positive”

Per la prima volta dopo mesi di guerra e devastazione nella Striscia di Gaza, le cancellerie internazionali registrano un cambiamento di tono. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha dato il proprio assenso a un piano di pace che prevede un cessate il fuoco e l’avvio di negoziati, definendo questo passaggio “un giorno speciale, forse senza precedenti” per il Medio Oriente.

Secondo quanto dichiarato da Trump in un videomessaggio diffuso nella notte, il piano prevede lo stop ai bombardamenti, la permanenza delle forze armate israeliane nei territori già occupati all’interno della Striscia di Gaza e il rilascio degli ostaggi israeliani ancora nelle mani di Hamas. Una proposta che, stando alle ultime dichiarazioni, il gruppo islamista avrebbe accettato in linea generale, aprendo alla possibilità di una trattativa più strutturata.

Netanyahu: “Hamas sarà smantellato”

Il primo ministro israeliano ha confermato che Hamas ha accettato la proposta americana, ma ha ribadito che l’obiettivo di Israele resta invariato: “Hamas sarà smantellato. Ha già ceduto su punti chiave. Restituirà i nostri ostaggi e l’IDF resterà nelle aree che abbiamo liberato a Gaza”.

Netanyahu ha poi precisato che l’accettazione del piano da parte di Hamas “è un segnale della loro debolezza militare e politica”, aggiungendo che “nessuna tregua potrà mettere in discussione il diritto di Israele a garantire la sicurezza del proprio popolo”.

Il piano, pur non ancora reso pubblico nei dettagli, sarebbe stato negoziato nelle scorse settimane con la mediazione degli Stati Uniti e del Qatar, con il sostegno dell’Egitto, anch’esso coinvolto in prima linea nella costruzione di un percorso diplomatico.

Egitto: “Lunedì si negozia a Sharm el-Sheikh”

Il Cairo ha annunciato ufficialmente che lunedì prossimo, a Sharm el-Sheikh, inizieranno i colloqui formali tra le parti coinvolte per discutere l’attuazione della tregua e le condizioni di un cessate il fuoco duraturo. Lo ha reso noto il governo egiziano, precisando che i colloqui si terranno sotto egida congiunta egiziano-statunitense, con la partecipazione di delegazioni israeliane e palestinesi.

Secondo quanto riportato dall’emittente Al Arabiya, decine di mezzi pesanti egiziani sono già entrati nella Striscia per allestire campi profughi temporanei nel settore centrale, nei pressi del campo di Al Bureij. L’obiettivo dichiarato è “alleviare le sofferenze dei civili sfollati e impedire un esodo forzato fuori dalla Striscia”.

Altri convogli sarebbero stati impiegati per la rimozione delle macerie e per il ripristino della viabilità, al fine di facilitare il transito dei mezzi umanitari e garantire assistenza di base a una popolazione allo stremo.

Gaza City quasi deserta: evacuati 900 mila palestinesi

Nel frattempo, la situazione sul terreno resta critica. Secondo l’ultimo bollettino dell’esercito israeliano, Gaza City è “quasi completamente vuota”. Sarebbero oltre 900 mila i palestinesi evacuati dalla città su una popolazione iniziale stimata in circa un milione di persone.

Una delle operazioni di sfollamento più massicce e rapide della storia recente del conflitto israelo-palestinese. Una strategia che, secondo Israele, è finalizzata alla “protezione dei civili e alla separazione netta da Hamas”, che si sarebbe riorganizzato nei quartieri densamente popolati del nord della Striscia.

Tuttavia, nonostante le prospettive di tregua, la giornata di oggi è stata ancora segnata dal sangue. Almeno 16 palestinesi sono rimasti uccisi in diversi attacchi condotti dall’IDF nelle prime ore del mattino. Secondo Al Jazeera, dieci di queste vittime si registrano proprio a Gaza City.

Il Vaticano: “Si intravedono segnali positivi”

Parole di cauto ottimismo arrivano anche dal Patriarcato latino di Gerusalemme. Il cardinale Pierbattista Pizzaballa ha dichiarato che, per la prima volta dall’inizio del conflitto, si intravedono “notizie positive all’orizzonte”.

“C’è ancora molto da fare – ha sottolineato il porporato – ma i segnali delle ultime ore fanno sperare in un cambio di passo. È necessario che il cessate il fuoco sia effettivo e soprattutto duraturo, e che si apra finalmente uno spazio concreto per il dialogo politico e diplomatico”.

Le parole del Patriarca giungono in un momento di grande tensione ma anche di attesa, nel quale la diplomazia internazionale è chiamata a muoversi con rapidità e precisione, per non disperdere un’opportunità che potrebbe rivelarsi cruciale.

Resta l’incognita sul futuro della Striscia

Nonostante l’annuncio di un accordo preliminare, resta ancora incerta la sorte a lungo termine della Striscia di Gaza. La permanenza dell’esercito israeliano nelle aree già occupate, come dichiarato da Netanyahu, potrebbe complicare il quadro dei negoziati e generare nuove tensioni sul fronte palestinese.

Hamas, pur avendo accettato la bozza americana, non ha ancora confermato pubblicamente i dettagli dell’intesa. Alcuni media arabi sottolineano che il gruppo islamista intenderebbe porre condizioni precise per il ritiro israeliano e per la ricostruzione del territorio, da finanziare con fondi internazionali.

Un altro nodo fondamentale resta la sorte degli ostaggi israeliani ancora in mano a Hamas, sui quali i margini di trattativa appaiono più concreti. Il rilascio sarebbe la prima condizione del piano presentato dagli Stati Uniti, ma la sua attuazione concreta dipenderà dalla verifica delle disponibilità reciproche.

Un fragile passo avanti

Il quadro resta fragile, e il margine di manovra delle diplomazie è ancora limitato. Tuttavia, la convergenza delle principali potenze regionali e internazionali su un percorso di tregua rappresenta una novità sostanziale in un conflitto che, fino ad ora, ha visto moltiplicarsi le vittime e restringersi le speranze.

Il vertice di lunedì a Sharm el-Sheikh potrà segnare una svolta, ma molto dipenderà dall’effettiva volontà politica delle parti e dalla capacità delle leadership di reggere alle pressioni interne ed esterne.

Se davvero Hamas ha accettato di aprire a un disarmo parziale e a un rilascio degli ostaggi, e se Israele è disposto a congelare le operazioni militari, si potrebbe aprire una finestra — forse stretta, ma reale — verso una fase nuova.

Una pace duratura resta lontana, ma la diplomazia, oggi, ha finalmente una possibilità concreta per invertire la rotta della guerra.

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