L’esercito israeliano (Idf) sostiene di avere in mano prove documentali che collegherebbero direttamente Hamas al finanziamento e alla gestione della cosiddetta Flotilla Sumud, l’iniziativa navale che negli ultimi anni ha cercato di rompere il blocco imposto sulla Striscia di Gaza.
Secondo quanto reso noto da Tel Aviv, i documenti sarebbero stati rinvenuti durante le operazioni militari in corso a Gaza e soltanto ora vengono messi alla luce. Si tratterebbe di carte ufficiali in cui compare un elenco di figure chiave del Pcpa (Palestinian Conference for Palestinians Abroad), una rete che raccoglie attivisti e dirigenti della diaspora. Tra i nomi citati emergono personalità di primo piano legate a Hamas.
Il primo è Zaher Birawi, descritto come responsabile del settore Hamas del Pcpa nel Regno Unito. Figura controversa, Birawi è considerato da tempo uno dei principali promotori delle flottiglie pro-Gaza: da oltre quindici anni viene indicato come organizzatore delle missioni navali che hanno tentato di forzare l’embargo marittimo israeliano.
Accanto a lui, nei documenti compare Saif Abu Kashk, amministratore delegato di Cyber Neptune, società con sede in Spagna che – sempre secondo la ricostruzione dell’Idf – disporrebbe di decine di imbarcazioni utilizzate per la flottiglia. L’accusa è pesante: quelle navi sarebbero in realtà “segretamente di Hamas”, come si legge nel materiale diffuso dai militari israeliani.
Il precedente delle flottiglie
Le iniziative navali per forzare il blocco su Gaza hanno una lunga storia. La più nota risale al maggio 2010, quando la Freedom Flotilla fu intercettata dalla marina israeliana al largo delle coste: l’abbordaggio della nave turca Mavi Marmara, conclusosi con la morte di dieci attivisti, provocò una crisi diplomatica tra Israele e Turchia e attirò l’attenzione della comunità internazionale.
Negli anni successivi, altre missioni hanno tentato la stessa rotta con modalità differenti, spesso fermate prima di raggiungere la Striscia. Le organizzazioni coinvolte hanno sempre rivendicato la natura civile e umanitaria delle iniziative, mentre Israele le ha costantemente denunciate come operazioni strumentali a sostegno di Hamas.
La guerra delle narrative
La pubblicazione delle nuove carte da parte dell’Idf punta dunque a rafforzare questa lettura, collocando la Flotilla Sumud non nel campo dell’attivismo internazionale, ma in quello di un progetto logistico e finanziario riconducibile al movimento islamista che governa Gaza dal 2007.
Tuttavia, senza la possibilità di un accesso diretto e indipendente alle prove, resta inevitabilmente il sospetto. Se Israele intende dimostrare con chiarezza i legami tra Hamas e la flottiglia, l’unica strada credibile è rendere questi documenti visibili e consultabili alla comunità internazionale. Diversamente, si rischia di restare nel terreno della propaganda e della mala fede, in un conflitto in cui l’informazione è ormai un’arma tanto potente quanto i missili e i droni.
