3 Luglio 2026, venerdì
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Inflazione, settembre senza scossoni: l’indice resta stabile all’1,6%

Le stime preliminari dell’Istat confermano la fase di sostanziale calma. Segnali contrastanti tra carrello della spesa e beni a più alta frequenza d’acquisto

L’inflazione resta ferma al palo. Secondo le stime preliminari diffuse dall’Istat, a settembre l’indice dei prezzi al consumo registra una variazione negativa dello 0,2% su base mensile, mentre su base annua la crescita si attesta al +1,6%, lo stesso ritmo osservato ad agosto. Un dato che consolida il quadro di sostanziale stabilità, con dinamiche interne ai comparti che mostrano però andamenti differenziati.

A restare immutata è anche l’inflazione di fondo, cioè quella calcolata al netto delle componenti più volatili come energetici e alimentari freschi, che si mantiene al +2,1%. Se si escludono i soli beni energetici, l’inflazione rallenta lievemente, passando dal +2,3% di agosto al +2,1% di settembre.

Il dettaglio dei settori rivela sfumature interessanti. Il cosiddetto “carrello della spesa” – che comprende beni alimentari, per la cura della casa e della persona – mostra una decelerazione, passando da +3,4% a +3,2%. Una frenata che, se confermata nelle rilevazioni definitive, potrebbe tradursi in un leggero alleggerimento delle pressioni sul bilancio delle famiglie. Diverso l’andamento dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto, che segnano invece un’accelerazione: dal +2,3% di agosto al +2,7% di settembre, con effetti percepibili più immediatamente dai consumatori nelle spese quotidiane.

Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un’inflazione moderata e senza strappi, ma con segnali che meritano attenzione. Da un lato, la stabilità dell’indice generale rafforza l’idea di una fase di normalizzazione dopo le impennate degli ultimi anni; dall’altro, la resistenza dell’inflazione di fondo e la dinamica dei prezzi più ricorrenti segnalano che il percorso di discesa verso valori più contenuti non è ancora pienamente compiuto.

Nei prossimi giorni, con la pubblicazione dei dati definitivi, si potranno cogliere con maggiore precisione le tendenze in atto e il loro impatto sulle scelte di consumo delle famiglie e sulle prospettive di politica economica.

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