26 Luglio 2026, domenica
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Il ritorno delle sanzioni Onu all’Iran segna una nuova frattura sul nucleare

Falliti i negoziati a New York, l’Europa invita alla prudenza. Teheran reagisce con durezza: “Decisione illegale e inaccettabile”

A dieci anni dalla firma dello storico accordo sul nucleare iraniano, voluto con determinazione dall’amministrazione Obama e affossato nel 2018 dalla scelta unilaterale di Donald Trump di ritirare gli Stati Uniti dall’intesa, la comunità internazionale torna al punto di partenza. Le sanzioni delle Nazioni Unite contro Teheran sono nuovamente entrate in vigore dopo il fallimento dei colloqui che, nelle ultime settimane, avevano alimentato le residue speranze di un riavvicinamento.

Il tentativo di ricucire lo strappo è andato in scena dietro le quinte dell’Assemblea generale dell’Onu a New York. Rappresentanti di Iran, Stati Uniti e principali capitali europee hanno discusso a margine dei lavori, nel tentativo di aprire un varco verso un nuovo compromesso. Ma anche questa volta, come in altre occasioni negli ultimi anni, i negoziati si sono conclusi senza alcun progresso concreto.

Il meccanismo che ha riportato in vita le sanzioni è il cosiddetto “snapback”, la clausola prevista dall’accordo del 2015 che consente la reintroduzione automatica delle misure restrittive qualora Teheran venga ritenuta in violazione dei propri impegni sul programma nucleare. Una decisione pesante, che segna un ulteriore irrigidimento nei rapporti già tesissimi tra l’Iran e l’Occidente.

Dalla parte europea, la linea è quella di tenere aperti i canali diplomatici, pur senza arretrare sul fronte delle pressioni. L’Alta rappresentante per la politica estera dell’Unione europea, Kaja Kallas, ha ribadito che il ritorno delle sanzioni “non deve segnare la fine della diplomazia con l’Iran”. Nella sua nota, ha sottolineato che una “soluzione sostenibile alla questione nucleare può essere raggiunta solo attraverso negoziati e diplomazia”, confermando che anche Bruxelles procederà con il riallineamento alle decisioni Onu.

Un analogo appello alla prudenza è arrivato dai ministri degli Esteri di Francia, Germania e Regno Unito, che in una dichiarazione congiunta hanno esortato Teheran a evitare mosse di escalation e a rispettare “gli obblighi di salvaguardia giuridicamente vincolanti”. Anche i tre Paesi, parte attiva fin dal 2015 nella definizione del cosiddetto Jcpoa, hanno insistito sul fatto che il ritorno delle sanzioni non equivale a una chiusura definitiva della via diplomatica.

Ben diversa, e durissima, la reazione di Teheran. Il ministero degli Esteri iraniano ha denunciato come “illegale e infondata” l’iniziativa dei tre Paesi europei, accusati di essersi piegati alle pressioni di Washington. “Il ripristino delle risoluzioni revocate non è solo giuridicamente privo di fondamento e ingiustificabile – si legge nella nota diffusa dall’agenzia Mehr – ma è anche del tutto inaccettabile”.

La vicenda segna un nuovo passaggio di tensione in una crisi che, a partire dal ritiro americano dal Jcpoa, ha visto un progressivo deterioramento della fiducia reciproca. Teheran, nel corso degli anni, ha ripreso ad arricchire l’uranio oltre i limiti fissati dall’accordo, mentre Stati Uniti ed Europa hanno moltiplicato richiami e misure sanzionatorie, senza riuscire a invertire la rotta.

Il ritorno delle sanzioni Onu non chiude la partita ma ne alza la posta, in un contesto internazionale già gravato da altre crisi. L’Europa insiste sull’importanza di mantenere uno spiraglio negoziale; l’Iran, invece, vede nella decisione un atto ostile che potrebbe spingerlo ad accelerare ulteriormente sul fronte nucleare. La diplomazia, ancora una volta, si trova davanti a un bivio decisivo.

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