26 Luglio 2026, domenica
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Golfo Persico sull’orlo dell’escalation: Trump valuta un attacco, petrolio sopra i 100 dollari

Washington al bivio militare mentre Teheran alza la posta su Hormuz. I mercati reagiscono con nervosismo e il greggio torna a correre. Sullo sfondo, le tensioni diplomatiche con l’Europa e il dossier nucleare saudita.

La crisi tra Stati Uniti e Iran entra in una fase critica, sospesa tra decisioni strategiche e segnali di escalation. Donald Trump ha dichiarato di essere “vicino a prendere una decisione” su un possibile attacco massiccio contro obiettivi iraniani, mentre per la dodicesima notte consecutiva le forze americane hanno condotto operazioni militari contro Teheran. Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha confermato raid su obiettivi militari, con tre siti colpiti nella capitale iraniana. Secondo fonti di Axios, Washington avrebbe reimpiegato il bombardiere strategico B-1, segnale di un possibile ampliamento del raggio operativo.

La risposta iraniana non si è fatta attendere. I pasdaran hanno bloccato tre petroliere dirette lungo la rotta minata a sud dello Stretto di Hormuz, mentre da Teheran arriva un monito netto: “Non passerà una sola goccia di petrolio se gli Stati Uniti colpiranno le nostre infrastrutture”. Una minaccia che riporta al centro il nodo strategico dello stretto, arteria vitale per il commercio energetico globale.

Sul piano diplomatico, Parigi smentisce le indiscrezioni su una presunta evacuazione della propria ambasciata a Teheran. Il Quai d’Orsay ha chiarito che la sede resta operativa, nonostante il clima di tensione crescente dopo il fermo e l’interrogatorio, lo scorso 19 luglio, di due funzionari francesi da parte dei servizi di sicurezza iraniani—episodio definito “grave intimidazione” dal governo francese.

Intanto, la leadership iraniana ironizza sulla strategia americana. Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del parlamento e figura chiave nei negoziati, ha attaccato Washington sostenendo che il tentativo di colpire Teheran si è tradotto in un autogol economico: “Volevano punire l’Iran, ma si sono puniti da soli con petrolio a tre cifre. Strategia perfetta”.

E i mercati, infatti, sembrano confermare questa lettura. Il prezzo del greggio è tornato sopra la soglia psicologica dei 100 dollari al barile per la prima volta in due mesi, spinto anche dagli attacchi degli Houthi—alleati dell’Iran in Yemen—contro petroliere saudite nel Mar Rosso. A New York, il WTI ha registrato un balzo del 6,39%, chiudendo a 92,38 dollari, mentre il Brent, riferimento globale, è salito del 7% a 100,65 dollari.

In questo contesto già altamente volatile, si inserisce anche il dossier sul nucleare saudita. Washington avrebbe aperto a un’intesa con Riad, subordinandola però all’adesione del regno agli Accordi di Abramo, ulteriore elemento che intreccia sicurezza regionale, diplomazia e interessi energetici.

Il quadro complessivo è quello di una crisi multilivello, dove ogni mossa militare o diplomatica si riflette immediatamente sui mercati globali. E mentre gli Stati Uniti ponderano il prossimo passo, il Golfo Persico resta uno dei punti più caldi e imprevedibili dello scenario internazionale.

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