Nel primo anticipo della quarta giornata di Serie A, la Juventus manca l’occasione per infilare la quarta vittoria consecutiva e consolidare la vetta della classifica: al Bentegodi finisce 1-1 contro un Hellas Verona volitivo, che conferma i segnali di crescita visti nelle prime uscite stagionali. A decidere il match sono il guizzo del giovane Conceiçao al 19’ e il rigore trasformato da Orban al 44’, dopo un fallo di mano in area di Joao Mario. Nella ripresa il Verona alza il ritmo, costringe la Juventus a difendersi e trova anche il gol del potenziale sorpasso, poi annullato dal VAR per fuorigioco. Una Juve spenta e poco brillante si affida più alla gestione che alla spinta, pagando un secondo tempo senza mordente e un Vlahovic ancora una volta fuori partita.
Juventus avanti con Conceiçao, poi si spegne la luce
Massimiliano Allegri, come previsto, attua un mini turnover dopo le battaglie contro Inter e Borussia Dortmund: fuori Bremer in difesa, spazio a Joao Mario alla prima da titolare in campionato, mentre davanti torna Vlahovic, alla sua 150ª presenza in Serie A. Alle sue spalle agiscono Yildiz e Conceiçao, preferiti a David e Openda. Zanetti, dall’altra parte, conferma l’undici che ha ben figurato contro la Cremonese, fatta eccezione per l’infortunato Gagliardini. In attacco fiducia a Giovane e Orban.
L’avvio è vivace, con il Verona che sfrutta un errore in disimpegno di Gatti per creare la prima chance del match: Orban si presenta davanti a Di Gregorio ma il portiere bianconero è bravo in uscita bassa. Scampato il pericolo, la Juve colpisce alla prima vera occasione. Al 19’, Conceiçao vince un contrasto sporco con Bernede, supera con eleganza Serdar e dal limite fa partire un sinistro preciso e rasoterra che batte Montipò sul palo lontano. È il secondo gol in campionato per il talento portoghese, confermando la sua crescita sotto la guida di Allegri.
Dopo il vantaggio, però, la Juventus cala drasticamente di intensità. La manovra si fa prevedibile, il possesso sterile. Locatelli sbaglia diversi appoggi in mezzo al campo, Vlahovic è isolato e poco coinvolto, mentre Yildiz galleggia tra le linee senza incidere. Allegri opta per una gestione conservativa del vantaggio, scelta che alla lunga si rivelerà dannosa.
Il pari di Orban cambia l’inerzia
Il Verona non si arrende e trova il pareggio sul finire del primo tempo. Al 44’, su una lunga rimessa laterale di Bradaric, Joao Mario commette un’ingenuità colossale: il difensore portoghese salta con il braccio largo e intercetta il pallone in area. L’arbitro Rapuano, richiamato dal VAR, assegna il rigore che Orban trasforma con freddezza. Di Gregorio intuisce e respinge, ma la sfera sbatte sulla traversa e rimbalza oltre la linea. Primo gol in Serie A per l’attaccante nigeriano, premiato per una prestazione di grande generosità e spirito di sacrificio.
Nel finale della prima frazione l’episodio che scatena le proteste juventine e la furia di Tudor: Orban rifila una gomitata a Gatti in un contrasto aereo, ma per Rapuano è solo giallo e il VAR non interviene. Episodio al limite, ma che conferma una direzione arbitrale non priva di ombre.
Nella ripresa il Verona sfiora il colpaccio, Juve in affanno
Allegri corre ai ripari all’intervallo: fuori un impalpabile Locatelli, dentro Koopmeiners per dare ordine e qualità alla regia. La mossa dà i suoi frutti per qualche minuto, con la Juve che sfiora il raddoppio: al 50’ Vlahovic riceve da Yildiz su una rimessa laterale battuta velocemente, calcia potente ma centrale, trovando la pronta risposta di Montipò. È l’unico sussulto del centravanti serbo, ancora una volta deludente e privo di mordente.
Poco dopo Allegri lo sostituisce con Openda, gettando nella mischia anche Adzic. La Juventus, però, sembra progressivamente svuotata, vittima della stanchezza fisica e mentale accumulata nelle ultime sfide. Ne approfitta l’Hellas, che alza il baricentro e mette in difficoltà la retroguardia bianconera.
Orban è una costante minaccia: al 54’ parte dalla propria metà campo, resiste al ritorno di Gatti e calcia verso la porta, trovando ancora Di Gregorio attento. Al 64’ ci riprova con un destro a giro che sfiora l’incrocio, e al 73’ con un’altra conclusione che termina di poco a lato. In mezzo, al 68’, l’episodio che potrebbe cambiare il volto della gara: Nunez prolunga di testa un cross da destra, Serdar raccoglie e insacca da due passi, ma il VAR annulla tutto per posizione irregolare. Decisione corretta ma che raffredda l’entusiasmo del Bentegodi.
Nel finale, la Juventus prova un timido forcing inserendo anche David e Zhegrova, ma senza mai dare l’impressione di poter colpire. L’unico brivido lo crea Openda con un tiro debole dal limite, facile preda di Montipò. Al contrario è ancora il Verona a sfiorare il gol, con Frese che al 90’ impegna Di Gregorio con una conclusione velenosa da fuori area.
I sette minuti di recupero non cambiano la storia del match. La Juventus frena dopo tre successi consecutivi e deve accontentarsi di un pareggio che lascia l’amaro in bocca. Il Verona, invece, raccoglie il quarto pareggio in quattro giornate, ma conferma di essere squadra viva, organizzata e in grado di giocarsela con tutti.
Le pagelle in sintesi
Juventus
Di Gregorio 7: Decisivo in almeno tre occasioni, sul rigore può fare poco.
Gatti 5.5: Troppe incertezze, soprattutto in fase di impostazione.
Joao Mario 5: L’errore sul rigore pesa.
Locatelli 4.5: Irriconoscibile, esce tra i fischi.
Conceiçao 7: L’unico con idee e gamba.
Vlahovic 5: Ancora un’occasione sprecata.
Verona
Montipò 6.5: Attento quando chiamato in causa.
Orban 7.5: Segna, lotta e fa reparto da solo.
Bernede 6.5: Tiene bene il centrocampo.
Bradarić 6.5: Genera l’azione del rigore, costante spina nel fianco.
Serdar 6: Sfortunato sul gol annullato, buone geometrie.
Considerazioni finali
Una Juventus stanca, compassata e con poche idee paga la scelta di gestire più che aggredire. Il Verona, al contrario, gioca con personalità, trova fiducia nel gol di Orban e costruisce nel secondo tempo occasioni nitide per vincerla. Allegri dovrà riflettere sul rendimento offensivo e sulla scarsa brillantezza della sua squadra in trasferta. Tudor, invece, pur ancora a caccia della prima vittoria stagionale, può guardare con fiducia al futuro: il suo Hellas ha cuore, struttura e idee.
La classifica sorride ancora ai bianconeri, primi in attesa del posticipo del Napoli, ma il Bentegodi conferma un’antica verità: qui per vincere bisogna sudare.
