29 Giugno 2026, lunedì
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Trump rilancia l’immigrazione d’élite: nasce la “Gold Card” da un milione di dollari

Con un nuovo ordine esecutivo, il presidente degli Stati Uniti apre la porta a un programma per super-ricchi: visti d'ingresso esclusivi per chi investe almeno un milione di dollari. Il messaggio è chiaro: "Pagheranno, invece di attraversare il confine a piedi". Intanto, colloquio distensivo con Xi Jinping su commercio, TikTok e lotta al Fentanyl.

Washington – Donald Trump sceglie la via dell’immigrazione selettiva e ad alto reddito per riscrivere, ancora una volta, le regole d’ingresso negli Stati Uniti. Con la firma di un nuovo ordine esecutivo, il presidente americano ha dato ufficialmente il via al programma della “Gold Card”, una versione esclusiva e milionaria della tradizionale green card, destinata a chi è disposto a investire almeno un milione di dollari per ottenere un visto permanente.

“Facciamo arrivare persone che hanno avuto molto successo. Spenderanno molti soldi per entrare. Pagheranno invece di attraversare il confine a piedi,” ha dichiarato il presidente, in un messaggio che sintetizza il nuovo orientamento della Casa Bianca: privilegiare l’ingresso di investitori benestanti e scoraggiare l’immigrazione irregolare.

Un programma che mira ai capitali internazionali

Il nuovo schema – che si affianca, senza sostituirlo, al tradizionale programma EB-5 per investitori stranieri – prevede l’emissione di visti “Gold” a chi dimostri di avere capacità economiche elevate e una volontà concreta di investimento nell’economia americana. Si tratta, nelle intenzioni dell’amministrazione, di attrarre imprenditori, manager e soggetti con un patrimonio rilevante, in grado di contribuire allo sviluppo economico e occupazionale del Paese.

Secondo quanto riferito da fonti della Casa Bianca, l’accesso alla Gold Card sarà subordinato non solo al requisito economico, ma anche a valutazioni di merito, come l’esperienza professionale, l’assenza di precedenti penali e la provenienza dei fondi. Il visto garantirà residenza permanente e accesso ai principali servizi, ma con un iter di verifica rafforzato rispetto alla green card tradizionale.

Immigrazione come leva economica e politica

Il messaggio politico, tuttavia, è altrettanto rilevante quanto quello economico. Trump ha infatti colto l’occasione per rilanciare uno dei suoi cavalli di battaglia: il controllo dei confini e la lotta all’immigrazione clandestina. “Invece di entrare illegalmente, ora ci sarà chi sceglierà di pagare per avere il diritto di vivere e investire in America. È un sistema giusto, che premia chi ha lavorato duramente,” ha dichiarato.

La misura si inserisce in un quadro più ampio di riforma dell’immigrazione che l’amministrazione sta portando avanti, orientato a ridurre drasticamente i flussi irregolari e a incentivare quelli giudicati “strategici” per l’interesse nazionale. Non è la prima volta che Trump propone di legare l’immigrazione al merito economico, ma con questo ordine esecutivo il concetto assume ora una forma concreta, con soglie di accesso ben definite.

Rapporti internazionali: telefonata “costruttiva” con Xi

Nel contesto di una giornata politica particolarmente intensa, Trump ha anche avuto un colloquio telefonico con il presidente cinese Xi Jinping, incentrato su tre dossier di rilevanza strategica: dazi commerciali, la gestione della piattaforma TikTok e la lotta alla diffusione del Fentanyl, l’oppiaceo sintetico che sta causando una crisi sanitaria negli Stati Uniti.

La Casa Bianca ha definito lo scambio “positivo e costruttivo”, segnalando una fase di distensione nei rapporti bilaterali, dopo mesi di tensioni commerciali e tecnologiche. Secondo fonti diplomatiche, entrambe le parti avrebbero ribadito l’intenzione di evitare escalation nei dazi e di proseguire il confronto su TikTok, piattaforma cinese da tempo sotto scrutinio da parte delle autorità americane per motivi legati alla sicurezza nazionale.

Particolarmente rilevante è anche il capitolo Fentanyl: gli Stati Uniti da mesi chiedono alla Cina maggiore collaborazione per bloccare la produzione e l’export illegale della sostanza, che ha avuto un ruolo chiave nell’impennata di overdose negli USA. “Abbiamo bisogno che la Cina faccia la sua parte,” ha ripetuto più volte il presidente americano.

Reazioni e prospettive

La nuova “Gold Card” è destinata a suscitare un ampio dibattito. Se da un lato il mondo imprenditoriale e alcuni settori politici salutano positivamente l’iniziativa – vedendola come un’occasione per rilanciare gli investimenti esteri e attrarre figure professionali altamente qualificate – dall’altro, le organizzazioni per i diritti dei migranti e l’opposizione democratica criticano quella che viene percepita come una visione classista e selettiva dell’immigrazione.

Secondo i critici, il rischio è quello di istituzionalizzare una discriminazione basata sulla ricchezza, negando opportunità a chi, pur privo di grandi capitali, fugge da condizioni di violenza, instabilità o povertà e aspira a una vita dignitosa negli Stati Uniti.

Anche all’interno del Partito Repubblicano, non mancano perplessità sul possibile impatto dell’ordine esecutivo sui flussi migratori esistenti e sulla gestione delle quote annuali previste dalle attuali leggi sull’immigrazione.

Un segnale elettorale?

Infine, il tempismo dell’iniziativa non passa inosservato. A meno di due mesi dalle elezioni presidenziali, la “Gold Card” potrebbe rappresentare anche un messaggio agli elettori conservatori e al mondo del business, rafforzando l’immagine di un presidente pragmatico, capace di combinare controllo dell’immigrazione e crescita economica.

Trump punta dunque a capitalizzare su due fronti: da un lato, rafforzare la sua credibilità come custode dei confini nazionali; dall’altro, sedurre la fascia alta dell’elettorato e degli investitori stranieri, presentandosi come il garante di un’America aperta al capitale, ma non indiscriminatamente a chiunque.

La scommessa è chiara: selezionare chi entra, premiare chi può contribuire, e al contempo alzare il muro – se non fisico, almeno normativo – contro l’immigrazione ritenuta non utile o non qualificata. Una visione che divide, ma che – nel pieno della campagna elettorale – intende catalizzare consensi.

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