La Giunta del Comune di Milano ha dato il primo via libera alla delibera che apre la strada alla vendita dello stadio di San Siro e delle aree circostanti ai club che lo hanno reso celebre: Inter e Milan. Un passaggio formale ma decisivo, che segna l’avvio della fase politica più delicata di un dossier che da anni divide la città tra ragioni di sviluppo, esigenze sportive e difesa della memoria collettiva.
Il documento approvato in Giunta, un faldone di 159 pagine corredato da planimetrie e relazioni tecniche, sarà ora esaminato dalle commissioni consiliari a partire da venerdì. Il calendario prevede quindi l’approdo nell’aula di Palazzo Marino già la prossima settimana, per un confronto che si annuncia acceso.
“Vi confermo che la Giunta ha esaminato favorevolmente la proposta che verrà portata all’attenzione del Consiglio comunale – ha spiegato la vicesindaca con delega all’Urbanistica, Anna Scavuzzo, nel briefing seguito alla riunione di Giunta –. Ora ci saranno una serie di commissioni dedicate per entrare nel merito del provvedimento”.
Il nodo politico resta però irrisolto. All’interno della stessa maggioranza di centrosinistra, che sostiene il sindaco Giuseppe Sala, non mancano voci critiche. Alcuni consiglieri hanno già espresso contrarietà al progetto, giudicato troppo sbilanciato sugli interessi delle società calcistiche e poco attento alla tutela del patrimonio architettonico e storico rappresentato dal “Meazza”.
Il piano di Inter e Milan prevede infatti un sostanziale abbattimento dell’attuale impianto, con la conservazione di soli elementi simbolici, e la costruzione di un nuovo stadio nelle immediate vicinanze. Accanto alla realizzazione della nuova arena sportiva, i club puntano a sfruttare i diritti edificatori concessi dalla legge sugli stadi e dalla negoziazione dell’accordo con l’amministrazione comunale, che includerebbe spazi commerciali e funzioni urbane integrative.
Il futuro di San Siro, dunque, entra nella fase decisiva. La Giunta ha compiuto il suo passo, ma sarà il Consiglio comunale, tra equilibri politici e interessi cittadini, a dover sciogliere il nodo più controverso: se consegnare la “Scala del calcio” al passato e dare il via alla costruzione di un nuovo tempio del pallone, o se difendere, con modifiche e vincoli, un simbolo che travalica lo sport per entrare nella storia e nell’identità di Milano.
