15 Febbraio 2026, domenica
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San Siro, il M5S all’attacco: «Con la logica del prendere o lasciare a perderci sarà Milano»

Duro intervento di Nicola Di Marco e Gaetano Pedullà contro la delibera del Comune sulla vendita dello stadio. I pentastellati accusano il sindaco Sala di piegarsi agli interessi delle multinazionali e denunciano il rischio di un “nuovo sacco edilizio” che snaturerebbe l’area a vocazione sportiva.

La delibera approvata dalla Giunta comunale di Milano sulla vendita dello stadio di San Siro riaccende lo scontro politico in città e in Consiglio. Ad alzare i toni sono stati due esponenti del Movimento 5 Stelle, il capogruppo in Regione Lombardia Nicola Di Marco e l’europarlamentare Gaetano Pedullà, che puntano il dito contro quello che definiscono un processo decisionale blindato, in cui a soccombere non sarebbe soltanto l’opposizione, ma l’intera città.

«Un testo blindato, frutto di un accordo fra il Comune di Milano e due multinazionali straniere – ha dichiarato Di Marco – che il Consiglio comunale dovrà votare con la logica del prendere o lasciare, senza la possibilità di presentare modifiche. È evidente che, a queste condizioni, l’unica grande sconfitta non potrà che essere Milano con i suoi cittadini». Per il capogruppo pentastellato, l’iter seguito dall’amministrazione appare privo della necessaria serenità e trasparenza, soprattutto alla luce delle conseguenze urbanistiche, sociali ed economiche che il progetto comporta.

Di Marco ha inoltre evidenziato le difficoltà della stessa maggioranza, che – a suo avviso – non potrà più contare sull’appoggio dei Verdi, sempre più critici verso il percorso scelto dal sindaco. «Si ha la sensazione che la maggioranza stessa venga trascinata in un voto del quale essa stessa pare non essere convinta», ha aggiunto.

Sulla stessa linea l’intervento di Pedullà, che allarga lo sguardo al futuro dell’intera area di San Siro. «Sala che mette con le spalle al muro il Consiglio comunale, ipotecando il futuro di un bene pubblico come lo Stadio, è un problema ormai evidente a tutti. Il quadro che continua a delinearsi è quanto mai pericoloso per Milano e i residenti di un’area dove resta il rischio di un nuovo sacco edilizio, che nulla ha a che vedere con le necessità sportive o le richieste di maggiore agibilità dei club».

Il parlamentare europeo del M5S ha parlato apertamente di un processo che rischia di snaturare la vocazione sportiva del quartiere: «Di fatto, non sarà più un’area a vocazione sportiva, ma un luna park per i palazzinari», ha concluso, mettendo in guardia dal pericolo di una trasformazione che privilegerebbe logiche immobiliari rispetto a quelle legate al calcio e alla funzione pubblica dello stadio.

La partita sul futuro di San Siro resta dunque al centro di una battaglia politica destinata a dividere il Consiglio comunale e a pesare sugli equilibri della maggioranza. Mentre le società calcistiche premono per soluzioni che garantiscano impianti moderni e funzionali, l’amministrazione Sala deve fare i conti con crescenti critiche sul metodo e sulla sostanza delle scelte adottate. Il destino del Meazza, simbolo di Milano e del calcio mondiale, si intreccia così con una discussione più ampia: quella sul modello di sviluppo urbano della città, tra interessi privati, vocazione pubblica e memoria collettiva.

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