25 Settembre 2026, venerdì
HomeItaliaEconomiaCaro carburanti, l’allarme di Federpetroli: «Con lo sconto dimezzato il diesel rischia...

Caro carburanti, l’allarme di Federpetroli: «Con lo sconto dimezzato il diesel rischia di sfondare quota 3 euro»

Petrolio, tensioni geopolitiche e minore capacità di raffinazione spingono verso l’alto i prezzi alla pompa. Dal 26 settembre si riduce lo sconto sulle accise. Marsiglia: «Serve una rapida de-escalation nel Golfo». Intanto Eni introduce dal 28 settembre un tetto di 2,19 euro per il gasolio e 1,99 per la benzina.

Il conto della crisi energetica torna a pesare sui consumatori italiani. I prezzi dei carburanti restano su livelli eccezionalmente elevati e, mentre sui mercati internazionali il petrolio continua a risentire delle tensioni geopolitiche, si riduce anche il sostegno garantito dal taglio delle accise.

A lanciare l’allarme è Michele Marsiglia, presidente di Federpetroli, secondo il quale il combinarsi di quotazioni del greggio in forte crescita, difficoltà negli approvvigionamenti e tensioni internazionali potrebbe spingere il prezzo dei carburanti verso una soglia finora considerata estrema.

«C’è il rischio che il greggio arrivi a 140 dollari al barile e di vedere il carburante sfondare la soglia dei tre euro al litro», osserva Marsiglia, interpellato da LaPresse. Uno scenario che, secondo il presidente di Federpetroli, rende ancora più urgente una soluzione diplomatica alle tensioni che stanno interessando il Golfo.

Il nodo delle accise

Il primo fronte di preoccupazione è quello italiano. Dal 26 settembre lo sconto sulle accise viene dimezzato, proprio mentre gli indicatori internazionali del settore continuano a esercitare una pressione rialzista sui prezzi.

Per gli automobilisti, il rischio è quindi quello di subire un doppio effetto: da una parte l’aumento delle quotazioni dei prodotti petroliferi, dall’altra una riduzione del beneficio fiscale che aveva contribuito ad attenuare il costo alla pompa.

«Lo sconto diminuirà ulteriormente e, in rapporto ai continui aumenti degli indici di settore, il peso di acquisto per gli italiani sarà ancora più pesante», sottolinea Marsiglia.

La situazione resta strettamente legata all’evoluzione della crisi internazionale. Il presidente di Federpetroli guarda con particolare attenzione alle tensioni tra Stati Uniti e Iran e alla possibilità che si apra uno spazio per una tregua. Una de-escalation nel Golfo, secondo Marsiglia, sarebbe decisiva per evitare che la pressione sulle quotazioni del greggio si trasferisca rapidamente sull’intera filiera dei carburanti.

L’Europa rischia una nuova crisi energetica

Il problema, però, non riguarda soltanto l’Italia. A preoccupare è soprattutto la vulnerabilità del mercato europeo dei prodotti raffinati, già indebolito dalla progressiva riduzione della capacità di raffinazione.

Marsiglia richiama anche l’ipotesi di un blocco delle esportazioni di diesel dagli Stati Uniti, scenario che potrebbe aggravare ulteriormente la situazione sul mercato europeo.

«Potremmo assistere a una crisi energetica dell’Europa che penso non si sia mai vista negli ultimi 30 anni», sostiene il presidente di Federpetroli, indicando come possibile ulteriore elemento di pressione una quotazione del greggio di riferimento europeo compresa tra 120 e 140 dollari al barile.

A rendere il quadro più delicato è la struttura stessa del sistema europeo. La riduzione della capacità di raffinazione ha infatti ristretto i margini di sicurezza del mercato. Secondo quanto evidenziato da Eni, negli ultimi 15 anni in Europa hanno chiuso quasi 30 raffinerie.

Il problema, dunque, non sarebbe soltanto il prezzo del petrolio in sé, ma la disponibilità dei prodotti raffinati necessari a rifornire il mercato. In una fase caratterizzata da tensioni geopolitiche e da una domanda difficile da prevedere, anche un’ulteriore contrazione dell’offerta potrebbe tradursi in nuove pressioni sui prezzi.

«Anche diverse banche d’affari hanno stimato valori superiori ai normali aumenti di mercato», rileva Marsiglia, sottolineando come l’incertezza stia iniziando a condizionare anche le prospive di investimento nel comparto Oil&Gas.

Eni introduce un tetto ai prezzi

In questo scenario arriva la decisione di Eni di intervenire direttamente sui prezzi praticati dalla propria rete.

A partire dal 28 settembre, Enilive applicherà un price cap di 2,19 euro al litro per il gasolio e di 1,99 euro al litro per la benzina. Il tetto, secondo quanto comunicato dalla società, rappresenta circa 17 centesimi in meno rispetto agli attuali livelli medi.

La misura avrà una durata iniziale di 30 giorni, con la possibilità di essere prorogata fino alla fine dell’anno. La sua prosecuzione dipenderà dall’andamento dei mercati e dalle condizioni degli approvvigionamenti.

Il provvedimento è collegato all’agevolazione fiscale sulle accise attualmente in vigore e si inserisce, spiega Eni, in una serie di iniziative avviate già dallo scorso marzo.

La società sostiene di aver assorbito una parte significativa dell’incremento delle quotazioni internazionali, trasferendolo solo parzialmente sui prezzi consigliati alla propria rete di distributori.

Il peso della raffinazione

Nella sua comunicazione, Eni individua nella contrazione dell’offerta internazionale di prodotti raffinati uno dei principali fattori alla base dell’attuale pressione sui prezzi. Alle crisi geopolitiche si aggiunge, secondo il gruppo, una capacità di raffinazione europea sempre più ridotta.

È un elemento che rischia di amplificare gli effetti di qualsiasi nuova perturbazione sul mercato. Se il petrolio dovesse continuare a salire e contemporaneamente l’offerta di carburanti raffinati dovesse restringersi, la pressione potrebbe trasferirsi con maggiore intensità sui prezzi finali.

Per famiglie e imprese italiane, quindi, la variabile decisiva nelle prossime settimane sarà l’equilibrio tra quotazioni del greggio, disponibilità dei prodotti raffinati e misure fiscali.

Il price cap annunciato da Eni rappresenta intanto un argine temporaneo all’aumento dei prezzi sulla propria rete. Ma la partita più importante si gioca sui mercati internazionali. Se le tensioni geopolitiche dovessero aggravarsi e il greggio raggiungesse davvero livelli compresi tra 120 e 140 dollari al barile, il rischio di una nuova fiammata dei carburanti tornerebbe concretamente al centro dell’emergenza economica italiana ed europea.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti