L’odio organizzato correva nei canali chiusi di Telegram, tra slogan razzisti, riferimenti al nazismo e messaggi che evocavano violenza contro minoranze e luoghi di culto. A preoccupare gli investigatori non è soltanto il contenuto delle conversazioni, ma soprattutto l’età dei protagonisti: dei 17 indagati raggiunti dalle perquisizioni eseguite dai carabinieri del Ros e dalla Digos, ben 14 sono minorenni.
L’operazione, coordinata dalla magistratura e sviluppata in diverse città italiane, riguarda accuse che vanno dalla propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale e religiosa fino a ipotesi più gravi legate al terrorismo. Le indagini hanno acceso i riflettori su due ambienti virtuali, denominati “Chat del Nuovo Ordine Europeo” e “Fronte Fascista Italiano”, dove si intrecciavano esaltazione del suprematismo bianco, negazionismo e contenuti di aperta incitazione all’odio.
Secondo gli atti dell’inchiesta, nei gruppi circolavano manifesti e testi attribuiti ad autori di attentati di matrice suprematista, tra cui Brenton Tarrant, responsabile della strage nelle moschee di Christchurch del 2019. In alcuni messaggi comparivano riferimenti ad Adolf Hitler e alle ideologie del Terzo Reich, mentre altri contenuti avrebbero illustrato tecniche per la costruzione di ordigni, modalità di addestramento e istruzioni per l’uso di armi bianche e da fuoco.
Gli investigatori hanno sequestrato coltelli, oggetti con simbologia nazista, vessilli e numerosi dispositivi informatici utilizzati per la diffusione del materiale propagandistico. Un elemento che emerge dall’indagine è il carattere strutturato di almeno uno dei gruppi, il “Fronte Fascista Italiano”, attivo tra l’ottobre 2025 e l’aprile 2026 e organizzato secondo una gerarchia interna con denominazioni che richiamavano direttamente il linguaggio dei movimenti totalitari del Novecento.
L’attività di reclutamento rappresenta uno degli aspetti più delicati dell’inchiesta. Per entrare nel gruppo sarebbe stato necessario compilare un modulo di adesione, mentre gli amministratori avrebbero cercato nuovi membri attraverso altri canali Telegram. Tra i contenuti condivisi figuravano documenti dell’organizzazione suprematista internazionale “The Base”, manuali di autoaddestramento e materiale destinato alla radicalizzazione ideologica.
Particolarmente inquietanti sono alcuni passaggi riportati nei decreti di perquisizione. In conversazioni attribuite a utenti non ancora identificati sarebbero stati evocati possibili obiettivi, tra cui una moschea, una sinagoga e perfino una scuola. Nelle chat comparivano inoltre frasi di odio estremo rivolte contro persone ebree, omosessuali, nere e appartenenti ad altre minoranze.
Un ulteriore elemento emerso riguarda l’utilizzo di piattaforme di gioco online, all’interno delle quali alcuni partecipanti avrebbero simulato virtualmente l’uccisione di persone appartenenti a gruppi etnici o religiosi. Un aspetto che, secondo gli esperti di radicalizzazione, evidenzia come gli ambienti digitali possano trasformarsi in spazi di normalizzazione della violenza e di costruzione identitaria per adolescenti particolarmente esposti alla propaganda estremista.
Le perquisizioni sono state eseguite in numerose province italiane, da Roma a Milano, da Palermo a Trento, con il coinvolgimento delle articolazioni territoriali del Ros e delle Digos. L’inchiesta apre ora un interrogativo che va oltre il profilo giudiziario: quanto siano profonde e diffuse, soprattutto tra i più giovani, le dinamiche di radicalizzazione che trovano nella rete un luogo di aggregazione, reclutamento e diffusione dell’odio.
