15 Febbraio 2026, domenica
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La denuncia dei democratici: “Gaza brucia, l’Europa e l’Italia non possono restare in silenzio”

Ruotolo e Zan accusano il governo Meloni e l’Ue di immobilismo: “Genocidio sotto gli occhi del mondo”

La tragedia di Gaza continua a scuotere il dibattito politico europeo. E questa volta sono due voci di peso del Partito Democratico a rompere il silenzio con accuse dirette al governo italiano e all’Unione europea.

Sandro Ruotolo, componente della segreteria nazionale del Pd ed europarlamentare, ha affidato a un post sui social un atto d’accusa durissimo: “La città brucia. Non torniamo indietro. Siamo tutti colpevoli. Il governo italiano, che non ha fatto nulla per fermare lo scempio che Israele sta compiendo nella Striscia di Gaza, è colpevole. Anche l’Europa è colpevole. È stata capace di reagire con fermezza all’aggressione russa in Ucraina, ma ha balbettato di fronte al massacro del popolo palestinese. E solo oggi il Parlamento di Strasburgo ha chiesto agli Stati membri di riconoscere la Palestina”.

Un parallelo che mette a nudo, nelle parole di Ruotolo, la contraddizione dell’Unione: pronta a schierarsi compatta contro Mosca, esitante e divisa davanti alla guerra in Medio Oriente. L’eurodeputato ha ricordato come le società civili di tutto il mondo abbiano chiesto un intervento deciso per fermare Israele, mentre la macchina militare di Tel Aviv prosegue senza sosta. “Nella notte Israele ha colpito ancora: con i tank, con caccia e droni ha devastato ciò che resta della Striscia di Gaza. Questo non potremo mai perdonarcelo. Il ministro della guerra Katz ha detto trionfante: ‘la città brucia. Non torniamo indietro’. Lo abbiamo detto tante volte: se muore Gaza, muore l’umanità”.

Non meno duro l’intervento di Alessandro Zan, anche lui nella segreteria dem ed europarlamentare. Le sue parole evocano un quadro apocalittico: “A Gaza City tutto brucia. Case, scuole, ospedali. Per l’ONU è genocidio, ma Netanyahu continua il massacro indisturbato e decine di persone innocenti continuano a morire ogni giorno. Se non bastano 63 mila morti, cosa serve ancora perché il Governo Meloni e la comunità internazionale agiscano contro un governo genocida?”.

Da qui la richiesta esplicita di azioni immediate: “Si sospenda subito ogni tipo di accordo con Israele, siano applicate sanzioni, sia imposto l’embargo delle armi e sia fatto tutto il possibile per fermare Netanyahu”.

Le parole di Ruotolo e Zan fotografano un malessere profondo che attraversa non solo il Pd ma l’intero campo progressista europeo. Sullo sfondo, la tensione tra la realpolitik dei governi, legati a Israele da rapporti diplomatici ed economici, e l’indignazione di opinioni pubbliche sempre più sensibili al dramma umanitario in corso.

Intanto, i numeri continuano a crescere. Secondo le stime delle organizzazioni internazionali, i morti nella Striscia hanno superato quota 63 mila, mentre le infrastrutture civili sono ridotte in macerie. Le Nazioni Unite hanno parlato apertamente di rischio genocidio, un termine che segna un punto di non ritorno nella qualificazione giuridica della crisi.

L’appello dei due eurodeputati italiani, al di là della durezza del linguaggio, ripropone una domanda centrale: fino a che punto la comunità internazionale può tollerare lo stato delle cose senza passare dalle condanne verbali a misure concrete?

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