La Commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati ha usato la parola più pesante, quella che nel diritto internazionale non ammette sfumature: genocidio. Secondo gli investigatori dell’Onu, dal mese di ottobre 2023 Israele avrebbe messo in atto nella Striscia di Gaza una condotta mirata non solo alla distruzione militare di Hamas, ma all’annientamento stesso della popolazione palestinese.
“Abbiamo concluso che a Gaza si sta verificando un genocidio e che la responsabilità ricade sullo Stato di Israele”, ha dichiarato Navi Pillay, ex Alto Commissario Onu per i diritti umani e oggi presidente della Commissione d’inchiesta. Le sue parole, nette e senza possibilità di equivoco, rappresentano una delle più severe condanne mai espresse dalle Nazioni Unite nei confronti dello Stato ebraico.
Il concetto di genocidio, definito dalla Convenzione del 1948, implica non solo l’uccisione di membri di un gruppo, ma anche l’inflizione di condizioni di vita tali da provocarne la distruzione totale o parziale. Ed è proprio in questa cornice giuridica che la Commissione ha inserito la sua analisi: il blocco umanitario, la devastazione delle infrastrutture civili, l’impossibilità di accedere a cibo, acqua e cure mediche costituirebbero prove di un intento deliberato a colpire la popolazione civile.
Le accuse arrivano in un contesto già segnato da tensioni crescenti. Israele rivendica da mesi la necessità di difendersi dagli attacchi di Hamas e di smantellarne l’organizzazione armata, considerata da numerosi Paesi un gruppo terroristico. Tuttavia, la Commissione Onu sostiene che le modalità dell’offensiva abbiano superato ogni limite di proporzionalità, trasformandosi in un’operazione che non distingue più tra combattenti e civili.
Il rapporto guidato da Navi Pillay è destinato a riaccendere il dibattito internazionale. Sul piano politico e diplomatico, le accuse di genocidio rappresentano una svolta potenzialmente esplosiva: se accolte in sede giuridica, potrebbero aprire la strada a responsabilità penali individuali davanti alla Corte penale internazionale, oltre che a una pressione senza precedenti sui governi che continuano a sostenere Israele militarmente e finanziariamente.
Il documento non è soltanto una denuncia, ma un atto di accusa che potrebbe incidere profondamente sugli equilibri globali. Per la prima volta, un organismo Onu afferma esplicitamente che la condotta israeliana a Gaza rientra nei parametri del crimine più grave previsto dal diritto internazionale. Una definizione che, se confermata, segnerebbe un punto di non ritorno nella storia del conflitto israelo-palestinese.
