Un nuovo episodio di violenza scuote Israele e i Territori palestinesi. Due donne sono rimaste ferite ieri in un accoltellamento avvenuto all’interno del Kibbutz Tzuba, situato a ovest di Gerusalemme. Secondo quanto riferito dalla polizia israeliana, l’aggressione sarebbe riconducibile a un atto di matrice terroristica.
L’attacco si è verificato all’interno dell’hotel del kibbutz. Una donna di 60 anni ha riportato ferite gravi ed è stata trasferita in ospedale in condizioni critiche, mentre una giovane di 23 anni è rimasta lievemente ferita. A bloccare l’assalitore è stato un agente di polizia fuori servizio che si trovava nella struttura: l’uomo ha immobilizzato il sospetto fino all’arrivo dei rinforzi.
Secondo le prime informazioni fornite dalle autorità, il presunto attentatore sarebbe originario di Shuafat, quartiere palestinese situato a Gerusalemme Est. L’area è stata immediatamente circondata da unità della polizia di frontiera, che hanno intensificato i controlli per prevenire ulteriori atti di violenza.
Mentre la tensione resta alta in Israele, la situazione a Gaza continua a peggiorare. Fonti ospedaliere locali, citate da Al Jazeera, hanno riferito che almeno 35 persone sono state uccise dall’alba nei raid aerei israeliani. Le aree più colpite risultano essere Gaza City e il nord della Striscia, dove si sono registrati 28 decessi.
Tra le vittime, secondo l’agenzia di stampa palestinese Wafa, figurano quattro persone uccise a Jabalia, nel settore settentrionale di Gaza, e altre quattro nel quartiere Sheikh Radwan di Gaza City.
L’episodio di Gerusalemme e l’ennesima escalation militare a Gaza contribuiscono ad alimentare un clima già segnato da violenze diffuse e da un conflitto che non conosce tregua. Le autorità israeliane parlano di un rischio crescente di attacchi a carattere individuale, mentre nei Territori la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto dei bombardamenti.
