La crisi in Medio Oriente si riflette ormai con forza crescente sul terreno diplomatico europeo. Le parole pronunciate dal primo ministro spagnolo Pedro Sanchez hanno segnato un salto di qualità nel dibattito internazionale sulla guerra in corso a Gaza. “Quello che fa Israele non è difendersi, è sterminare un popolo indifeso e violare le leggi del diritto umanitario”, ha dichiarato Sanchez in un intervento dalla Moncloa, annunciando un nuovo pacchetto di sanzioni con l’obiettivo di frenare quello che ha definito senza mezzi termini “un genocidio”.
Il leader socialista ha richiamato con forza la memoria storica delle persecuzioni subite dagli ebrei, dall’Olocausto alle discriminazioni secolari, sottolineando tuttavia come proprio questa storia renda ancor più inaccettabili le violenze inflitte alla popolazione civile palestinese. “Una cosa è proteggere il proprio Paese e la propria società – ha detto Sanchez – un’altra, molto diversa, è bombardare ospedali e condannare alla fame bambini innocenti”. Il premier ha ribadito la condanna nei confronti di Hamas per il sequestro degli ostaggi israeliani, ma ha insistito sulla necessità di distinguere tra la difesa legittima e la rappresaglia indiscriminata contro civili inermi.
Le dichiarazioni del capo del governo spagnolo si inseriscono in un contesto europeo segnato da posizioni non sempre convergenti. Se Bruxelles ha mantenuto finora una linea di prudenza, diversi Stati membri – tra cui Spagna e Irlanda – hanno adottato toni più duri verso Israele, chiedendo un cessate il fuoco immediato e il rispetto delle convenzioni internazionali.
La replica israeliana non si è fatta attendere. Il ministro della Difesa Israel Katz ha affidato a un messaggio su X un ultimatum diretto a Hamas, in un linguaggio che riflette la determinazione del governo Netanyahu a proseguire senza compromessi l’offensiva. “Questo è un ultimo avvertimento agli assassini e agli stupratori di Hamas a Gaza e negli hotel di lusso all’estero: rilasciate gli ostaggi e deponete le armi, altrimenti Gaza sarà distrutta e voi sarete annientati”.
Il botta e risposta tra Madrid e Tel Aviv, che arriva mentre la situazione umanitaria nella Striscia continua a peggiorare, mette in luce la crescente polarizzazione della comunità internazionale. Da un lato, la richiesta pressante di rispetto del diritto umanitario e di un cessate il fuoco; dall’altro, la determinazione di Israele a piegare Hamas con la forza militare. In mezzo, centinaia di migliaia di civili palestinesi privati di beni essenziali, sottoposti a bombardamenti incessanti e a una crisi umanitaria che le agenzie internazionali definiscono ormai catastrofica.
Le prossime mosse diplomatiche diranno se le parole di Sanchez resteranno isolate o segneranno l’inizio di una presa di posizione più netta da parte dell’Europa. Intanto, sul terreno, il conflitto continua ad aggravarsi, con il rischio concreto di un’ulteriore destabilizzazione regionale.
