27 Luglio 2026, lunedì
HomeItaliaPoliticaGaza, Crosetto prende le distanze da Israele: "Non è un genocidio, ma...

Gaza, Crosetto prende le distanze da Israele: “Non è un genocidio, ma le ultime azioni sono ingiustificabili”

Il ministro della Difesa rigetta la definizione di genocidio, ma condanna apertamente l’operato militare di Tel Aviv. Intanto, la principale organizzazione mondiale di studiosi del genocidio parla chiaro: "A Gaza è in corso un genocidio secondo il diritto internazionale".

Roma – Le parole del ministro della Difesa Guido Crosetto su Gaza, pronunciate in un’intervista destinata a far discutere, tracciano una linea di separazione netta tra l’alleanza politica con Israele e la valutazione etica e giuridica delle sue recenti operazioni militari.

“Non è un genocidio”, afferma Crosetto, ma allo stesso tempo ammette che “le ultime azioni di Israele sono ingiustificabili”. Una presa di posizione che, pur mantenendosi nei binari della diplomazia, segna un significativo passo indietro rispetto al tradizionale sostegno incondizionato al governo di Tel Aviv da parte dell’Italia, e più in generale dell’Occidente.

La dichiarazione del ministro – figura centrale nel governo Meloni e con un passato da dirigente nel settore della difesa e della produzione di armamenti – arriva in un momento di tensione crescente sul fronte internazionale, mentre si moltiplicano le voci autorevoli che accusano Israele di crimini gravi ai danni della popolazione palestinese.

Il ministro, la difesa e il peso delle parole

Le dichiarazioni di Crosetto sono pesanti soprattutto in relazione al ruolo istituzionale che ricopre. Da ministro della Difesa, il suo giudizio non è soltanto politico, ma si colloca all’intersezione tra diplomazia, strategia militare e relazioni internazionali. Ed è proprio questo che rende la sua valutazione tanto rilevante quanto controversa.

La sua frase si colloca in una zona d’ombra: da un lato respinge l’accusa giuridica più grave – quella di genocidio – ma dall’altro denuncia apertamente l’illegittimità delle ultime azioni militari israeliane, implicitamente sollevando interrogativi su possibili violazioni del diritto internazionale umanitario.

Non va trascurato nemmeno il background del ministro. Prima della nomina a capo della Difesa, Crosetto è stato presidente di AIAD, la federazione delle imprese italiane per l’aerospazio, la difesa e la sicurezza, che rappresenta l’intero comparto industriale nazionale nella produzione e vendita di armamenti. Una posizione che in molti, soprattutto tra i critici, ricordano ogni volta che si esprime su scenari di guerra.

La comunità accademica è divisa. O forse no

Mentre i governi faticano a definire ciò che sta accadendo nella Striscia di Gaza, il mondo accademico ha preso una posizione ben più netta. L’International Association of Genocide Scholars (IAGS) – la più autorevole organizzazione mondiale che riunisce studiosi del genocidio in chiave storica, giuridica e politica – ha recentemente approvato una risoluzione senza precedenti nella sua storia.

Secondo i membri dell’IAGS, “le politiche e le azioni di Israele a Gaza soddisfano la definizione legale di genocidio”. Una dichiarazione inequivocabile, formulata da esperti che da decenni analizzano, definiscono e denunciano i crimini più gravi contro l’umanità. Il riferimento è alla Convenzione ONU per la prevenzione e la repressione del crimine di genocidio del 1948, che definisce genocidio non solo lo sterminio fisico di un gruppo, ma anche atti commessi con l’intento di distruggerlo in tutto o in parte.

Nel caso di Gaza, i firmatari della risoluzione parlano di distruzione sistematica di infrastrutture civili, assedi prolungati che negano accesso a beni di prima necessità, attacchi indiscriminati su aree densamente popolate e sfollamenti forzati di massa. Elementi, questi, che – se provati in sede giudiziaria – costituirebbero violazioni gravi del diritto internazionale.

Il contesto internazionale e il dibattito in Italia

Le parole di Crosetto si inseriscono in un contesto internazionale segnato da un crescente isolamento di Israele sul piano diplomatico. Diversi Paesi, in particolare nel Sud globale e tra le organizzazioni multilaterali, chiedono indagini indipendenti e sanzioni. Alla Corte Penale Internazionale, il procuratore capo Karim Khan ha già avviato indagini preliminari sui crimini commessi da entrambe le parti nel conflitto, con una particolare attenzione alle operazioni israeliane nella Striscia.

In Italia, il dibattito resta polarizzato. Da un lato, c’è chi accoglie con favore la presa di posizione del ministro come un atto di coraggio politico. Dall’altro, c’è chi la giudica ambigua o tardiva, se non addirittura funzionale a salvare l’immagine dell’Italia di fronte alle pressioni internazionali.

Va ricordato che fin dall’inizio dell’offensiva militare israeliana seguita agli attacchi di Hamas del 7 ottobre, il governo italiano si è schierato al fianco di Israele, ribadendo il “diritto a difendersi”. Ma con il passare dei mesi, e con il crescere del bilancio delle vittime civili palestinesi – che secondo fonti locali ha superato le trentamila unità, con un’alta percentuale di donne e bambini – la narrativa ha cominciato a incrinarsi anche all’interno della maggioranza.

Una linea sottile tra politica e diritto

L’affermazione di Crosetto per cui “non si tratta di genocidio” richiama, in ultima istanza, la necessità di distinguere tra valutazioni politiche e accertamenti giuridici. La definizione legale di genocidio, infatti, implica un preciso iter probatorio che solo un tribunale internazionale può completare.

Tuttavia, le valutazioni degli studiosi e l’evidenza sul campo – sostenuta da numerosi rapporti di organizzazioni umanitarie internazionali – non possono essere ignorate o ridotte a mere opinioni. In gioco non c’è solo l’interpretazione dei fatti, ma la credibilità del diritto internazionale stesso come strumento di tutela dei diritti fondamentali.

Conclusioni

Le dichiarazioni del ministro Crosetto segnano un punto di svolta nel posizionamento dell’Italia sulla crisi in Medio Oriente. Pur negando la qualifica giuridica di genocidio, il titolare della Difesa riconosce che l’azione militare israeliana ha oltrepassato una soglia etica e politica che non può essere giustificata.

Nel frattempo, la voce della comunità scientifica internazionale si leva con forza e chiarezza, lasciando intendere che il dibattito non può più essere confinato nelle stanze della diplomazia. Le parole hanno un peso. Ma i fatti, alla lunga, pesano di più.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti