14 Aprile 2026, martedì
HomeMondoPolitica nel MondoLa Corea del Nord chiude la porta al disarmo nucleare: “La denuclearizzazione...

La Corea del Nord chiude la porta al disarmo nucleare: “La denuclearizzazione è un’ipotesi finita”

Duro affondo del regime di Kim Jong-un contro il presidente sudcoreano Lee Jae-myung, definito un “maniaco dello scontro” per le sue parole sul disarmo atomico. Pyongyang: “Il sogno di una penisola senza armi nucleari è un’illusione”.

PYONGYANG – La Corea del Nord torna a scuotere la scena internazionale con un messaggio inequivocabile: l’ipotesi di una denuclearizzazione della penisola coreana è ormai “teoricamente, praticamente e fisicamente” tramontata. Un annuncio che, per toni e contenuti, conferma la linea intransigente del regime di Kim Jong-un, proprio mentre Seul cerca di rilanciare, con forza, il tema del disarmo.

La dichiarazione arriva come reazione diretta a un intervento del presidente sudcoreano Lee Jae-myung, tenuto durante una visita ufficiale negli Stati Uniti, in cui ha ribadito la necessità di “rafforzare la cooperazione internazionale” per giungere a una penisola libera da armi nucleari. Un auspicio che, secondo Pyongyang, non solo è irrealistico, ma addirittura offensivo.

Il linguaggio del regime: attacco personale a Lee

Nel consueto stile retorico aggressivo, i media di Stato nordcoreani hanno definito il leader di Seul un “maniaco dello scontro”, accusandolo di alimentare “illusioni pericolose” e di vivere in una realtà distorta. La visione di Lee, ha dichiarato il portavoce del governo di Pyongyang, sarebbe “poco meno di un sogno ingenuo, come cercare di catturare una nuvola che fluttua nel cielo”.

Un linguaggio che conferma quanto il dialogo tra le due Coree sia nuovamente precipitato in un clima di ostilità e sfiducia. Pyongyang non solo respinge ogni ipotesi di disarmo, ma rilancia l’idea che la propria capacità nucleare sia ormai una realtà consolidata e irrevocabile, parte integrante della propria strategia difensiva e della propria identità geopolitica.

Denuclearizzazione: un concetto considerato superato

“La denuclearizzazione – si legge nella nota ufficiale del regime – è una questione superata, che non ha più alcun valore né teorico né pratico”. Per Pyongyang, l’attuale equilibrio della penisola coreana si regge proprio sulla deterrenza nucleare. Il messaggio è chiaro: ogni proposta volta a ridurre l’arsenale o ad avviare trattative di disarmo viene considerata una minaccia alla sovranità nazionale e un tentativo di indebolire la posizione strategica della Corea del Nord.

Dichiarazioni del genere non sono nuove nel panorama della diplomazia nordcoreana, ma la scelta di formalizzare una simile chiusura, in risposta a un appello proveniente dal massimo rappresentante politico della Corea del Sud, segna un ulteriore deterioramento dei rapporti intercoreani.

Il contesto: tensioni crescenti e diplomazia bloccata

Le parole di Pyongyang si inseriscono in un quadro regionale già carico di tensioni. Negli ultimi mesi, la Corea del Nord ha intensificato le attività militari, con test missilistici ripetuti e frequenti esercitazioni che hanno sollevato l’allarme in tutta l’area, mentre la Corea del Sud ha rafforzato la cooperazione difensiva con Stati Uniti e Giappone.

La linea del presidente Lee Jae-myung, sin dal suo insediamento, ha puntato su un doppio binario: fermezza nella difesa nazionale e rilancio del dialogo sul disarmo. Una strategia che, almeno per ora, sembra naufragare di fronte alla chiusura ermetica della controparte nordcoreana.

Gli analisti sottolineano come, dietro il linguaggio muscolare di Pyongyang, si celi la volontà di ribadire la centralità del proprio programma nucleare come garanzia di sopravvivenza del regime, soprattutto in un momento di isolamento internazionale aggravato dalle sanzioni e dal blocco dei negoziati multilaterali.

Uno scenario di stallo, ma dai risvolti imprevedibili

La netta presa di posizione della Corea del Nord allontana ulteriormente ogni ipotesi di rilancio del processo diplomatico avviato, a fatica, tra il 2018 e il 2019, e poi congelato dopo i fallimenti dei vertici tra Kim Jong-un e Donald Trump.

Oggi, con una nuova amministrazione sudcoreana e una leadership nordcoreana sempre più arroccata su posizioni militariste, lo scenario appare nuovamente in stallo. Ma la storia recente della regione insegna che le dinamiche possono mutare rapidamente, e che dietro le dichiarazioni ufficiali possono celarsi anche segnali indiretti, difficili da decifrare.

Intanto, la comunità internazionale osserva con preoccupazione il riacutizzarsi della retorica bellicista. I partner occidentali di Seul, a cominciare dagli Stati Uniti, hanno espresso solidarietà e sostegno alle posizioni espresse da Lee Jae-myung, ribadendo l’impegno per la denuclearizzazione della penisola coreana. Un obiettivo che appare oggi più distante che mai.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti