16 Luglio 2026, giovedì
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Randazzo, crolla il parapetto del ponte San Giuliano: tragedia evitata per un soffio

L’ondata di maltempo mette in ginocchio la Statale 116 tra Randazzo e Capo d'Orlando. Anas avvia i lavori d’emergenza, ma i Comuni dei Nebrodi lanciano l’allarme: “Rischiamo l’isolamento”

RANDAZZO (Catania) – Un boato, poi la pioggia incessante e l’inquadratura traballante di un video amatoriale che documenta in tempo reale quello che avrebbe potuto trasformarsi in una tragedia: il crollo del parapetto del ponte San Giuliano, lungo la Strada Statale 116 che collega Randazzo a Capo d’Orlando, in piena zona montana dei Nebrodi. È successo nel pomeriggio di sabato 16 agosto, quando un violento nubifragio si è abbattuto su ampie aree della Sicilia orientale.

Le immagini, circolate in rete e sui social poche ore dopo l’accaduto, sono eloquenti: una sezione del parapetto di valle si stacca improvvisamente dalla struttura portante del ponte, sbriciolandosi sotto la forza dell’acqua che ha trasformato la sede stradale in un torrente. Nessun mezzo stava transitando in quel momento: un dettaglio che ha evitato l’irreparabile.

Un crollo che riapre interrogativi sulla tenuta delle infrastrutture secondarie – ma non meno cruciali – dell’entroterra siciliano. La Statale 116 è infatti un collegamento strategico tra la costa tirrenica e l’entroterra etneo, e rappresenta un’arteria vitale per decine di piccoli Comuni della dorsale dei Nebrodi, già storicamente penalizzati da una viabilità fragile e da cronici ritardi nella manutenzione.

Anas: ponte chiuso e interventi in corso

A poche ore dall’episodio, Anas ha disposto la chiusura precauzionale del ponte San Giuliano, avviando i sopralluoghi tecnici e predisponendo le prime misure di messa in sicurezza. In una nota ufficiale, l’ente ha spiegato che “l’ingente massa d’acqua ha causato il distacco del parapetto di valle dalla struttura portante del ponte. I tecnici sono sul posto per valutare il quadro complessivo e pianificare le operazioni di ripristino della viabilità”.

In attesa di una ricostruzione completa dei parapetti e delle pile del ponte, Anas ha comunicato che si procederà a breve con l’installazione di un new jersey in calcestruzzo armato, che consentirà di riaprire la strada a senso unico alternato. Si tratta di una misura provvisoria che mira a garantire il minimo indispensabile di funzionalità, in attesa dei lavori strutturali veri e propri.

Il piano complessivo prevede un investimento di circa 1 milione di euro per il completo ripristino della sicurezza e dell’efficienza del ponte.

L’allarme dei Comuni dei Nebrodi: “Siamo sempre più isolati”

Ma l’emergenza non è solo ingegneristica. A destare maggiore preoccupazione è il rischio isolamento per numerosi centri abitati montani, che si ritrovano tagliati fuori da una delle poche direttrici stradali affidabili della zona. Sindaci e amministratori locali hanno già espresso le loro preoccupazioni: se i lavori dovessero protrarsi a lungo, intere comunità rischierebbero di restare scollegate, con evidenti ripercussioni economiche, sanitarie e sociali.

La zona dei Nebrodi, infatti, è servita da una rete stradale già fortemente compromessa da dissesti idrogeologici, frane e carenze croniche di manutenzione. Il crollo di una struttura come il ponte San Giuliano – uno dei pochi snodi rilevanti tra l’interno e la costa tirrenica – accentua una vulnerabilità infrastrutturale che, in caso di nuove emergenze meteorologiche, potrebbe diventare critica.

Una lezione da non dimenticare

L’episodio riporta al centro del dibattito la necessità di una strategia strutturata per la messa in sicurezza delle infrastrutture secondarie, spesso dimenticate perché fuori dai grandi flussi di traffico, ma fondamentali per la coesione territoriale e la vivibilità dei centri minori.

La Sicilia, in particolare, paga un prezzo altissimo ogni volta che la natura si fa sentire con violenza. Frane, smottamenti, alluvioni e dissesti si moltiplicano a ogni ondata di maltempo, ma la prevenzione rimane il grande assente, nonostante le tragedie sfiorate – o consumate – degli ultimi anni.

A Randazzo, questa volta, il destino ha concesso un margine. Ma il crollo del parapetto del ponte San Giuliano non può e non deve essere archiviato come un episodio isolato. È il sintomo evidente di un male più profondo: una rete infrastrutturale fragile, un territorio abbandonato a se stesso, una montagna che rischia l’oblio.

La speranza è che da questa ennesima emergenza nasca almeno una consapevolezza: non può esistere sicurezza senza manutenzione, né sviluppo senza accessibilità. E i cittadini dei Nebrodi, come tutti gli altri, hanno diritto a entrambe.

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