16 Agosto 2026, domenica
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Gaza nella morsa: tra accuse di genocidio e piani di occupazione, si riaccende la tensione internazionale

L’Iran parla apertamente di “pulizia etnica”, mentre Amnesty denuncia una “campagna deliberata di fame”. Israele prepara l’evacuazione forzata di Gaza City in vista di una nuova fase del conflitto. Il parroco di Gaza: “La vita qui è molto, molto difficile”.

GAZA CITY – La crisi umanitaria nella Striscia di Gaza continua ad aggravarsi mentre il conflitto tra Israele e Hamas si addentra in una nuova fase carica di tensione e controversie. Le dichiarazioni esplosive provenienti da Teheran si sommano alle crescenti denunce delle organizzazioni per i diritti umani e alle mosse sul campo dell’esercito israeliano, che ha avviato i preparativi per un’operazione di ampia portata nella parte settentrionale dell’enclave palestinese.

A scuotere ulteriormente il panorama diplomatico è stato il ministro degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, che ha accusato Israele di perseguire apertamente un piano di “pulizia etnica” e “genocidio” nei confronti della popolazione palestinese. “La minaccia di una completa occupazione di Gaza da parte dei criminali che governano la storica terra di Palestina – ha affermato Baqaei – è un altro chiaro segno dell’intenzione specifica del regime sionista di effettuare una pulizia etnica e di commettere un genocidio dei palestinesi”.

Parole dure, che si inseriscono in un contesto già segnato da profonde divisioni internazionali. Israele, da parte sua, continua a sostenere che le operazioni militari in corso sono mirate all’eliminazione di cellule terroristiche e alla neutralizzazione di infrastrutture militari di Hamas. In un aggiornamento fornito nelle ultime ore, le Forze di Difesa israeliane (IDF) hanno dichiarato di aver colpito una “cellula terroristica” attiva nell’area del cosiddetto “vecchio cimitero” a Khan Yunis, nel sud della Striscia.

Nel frattempo, cresce l’allarme umanitario. A Gaza City, padre Gabriel Romanelli, parroco latino rimasto nel territorio per assistere la piccola comunità cristiana locale, ha lanciato un nuovo grido di aiuto: “La vita qui è molto, molto difficile”, ha dichiarato, aggiungendo che “è arrivato un ordine di evacuazione di tutto il quartiere”. Si tratta dell’ennesimo segnale di un’imminente espansione delle operazioni militari nella zona urbana.

Secondo Channel 12, emittente israeliana ben introdotta negli ambienti militari, il capo di Stato maggiore delle IDF, Eyal Zamir, ha approvato un piano dettagliato per l’occupazione di Gaza City, che sarà presentato nelle prossime ore al ministro della Difesa. La strategia prevede un’evacuazione della popolazione civile che durerà poco meno di due mesi, seguita da un’operazione di accerchiamento e successiva conquista della città. Fonti interne riferiscono che l’esercito israeliano mira a limitare l’impiego delle forze di riserva, mantenendo l’impatto logistico e umano delle operazioni sotto controllo, almeno nelle intenzioni.

Le dichiarazioni e le mosse militari alimentano le preoccupazioni già sollevate da diverse organizzazioni internazionali. Amnesty International ha pubblicamente denunciato quella che definisce una “campagna deliberata di fame” condotta da Israele nella Striscia di Gaza. “Stiamo assistendo – afferma l’organizzazione – alla distruzione sistematica della salute, del benessere e del tessuto sociale della vita palestinese”. Accuse che, se confermate, potrebbero configurare gravi violazioni del diritto internazionale umanitario.

A Gaza, dove gli approvvigionamenti di acqua, elettricità, carburante e medicinali sono ormai al limite della sopravvivenza, il tempo sembra essersi fermato. Le condizioni per i civili peggiorano di giorno in giorno e l’evacuazione forzata annunciata rischia di trasformarsi in una crisi nella crisi, soprattutto per quanti – anziani, disabili, bambini – non hanno alcuna possibilità di lasciare le proprie abitazioni.

La comunità internazionale osserva, ma con toni che restano spesso ambigui o divisi lungo le storiche linee di frattura geopolitica. Mentre l’Iran accusa e Amnesty denuncia, Israele prosegue con la sua strategia di logoramento militare contro Hamas, forte del sostegno di alcuni alleati occidentali e della narrativa sulla sicurezza nazionale come priorità assoluta.

Con le diplomazie ferme e la popolazione civile allo stremo, la Striscia di Gaza rischia di trasformarsi in uno degli epicentri più gravi della crisi mediorientale contemporanea. E con l’arrivo dell’autunno, ciò che per mesi è sembrata una guerra di logoramento potrebbe presto diventare uno scontro diretto e totale per il controllo di Gaza City – con conseguenze imprevedibili per l’intera regione.

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