11 Luglio 2026, sabato
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Bufera su Pete Hegseth: il capo del Pentagono rilancia un video contro il voto alle donne

Hegseth condivide un servizio su una chiesa cristiano-nazionalista che auspica la revoca del suffragio femminile. Scoppiano le polemiche. Silenzio dal Pentagono, ma il dibattito politico si accende.

Washington – Il segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, è finito al centro di un’ondata di critiche e polemiche dopo aver condiviso sui propri canali social un video che propone, senza mezzi termini, l’abolizione del diritto di voto alle donne. Il contenuto rilanciato da Hegseth proviene da un servizio della CNN incentrato sulla figura di Doug Wilson, fondatore della Comunione delle Chiese evangeliche riformate e riferimento del movimento nazionalista cristiano americano.

Nel video, vengono mostrati diversi pastori affiliati alla comunità di Wilson che affermano apertamente che le donne non dovrebbero avere accesso al voto, sostenendo una visione della società in cui la “sottomissione al marito” è considerata una virtù femminile imprescindibile. A corredo del post, Hegseth ha aggiunto una frase che ha ulteriormente alimentato la polemica: “Tutto Cristo per tutta la vita” – un’espressione frequentemente usata dai sostenitori del cristianesimo integralista per invocare una società interamente ispirata ai valori religiosi, anche nelle istituzioni civili.

Un gesto che divide

Hegseth, ex conduttore televisivo di Fox News e volto noto della destra conservatrice americana, non ha chiarito se il suo intento fosse sostenere le affermazioni riportate o semplicemente commentare il servizio della CNN. Tuttavia, il tono del post e l’assenza di qualsiasi presa di distanza dai contenuti espressi nel video sono bastati per sollevare un’ondata di indignazione bipartisan.

Dai banchi del Congresso fino alle associazioni per i diritti civili, la condanna è stata immediata. Numerose esponenti democratiche hanno chiesto chiarimenti ufficiali, sollevando dubbi sull’idoneità di Hegseth a ricoprire un incarico di tale rilevanza istituzionale. “È inaccettabile che il capo del Pentagono amplifichi messaggi che promuovono la regressione dei diritti civili fondamentali”, ha dichiarato la senatrice Elizabeth Warren, parlando di “retorica da Medioevo”. Anche alcuni repubblicani moderati hanno espresso disagio per la vicinanza a visioni estremiste che rischiano di spaccare ulteriormente l’opinione pubblica americana.

Un movimento in crescita

Il video condiviso da Hegseth getta luce su una corrente religiosa e politica in crescita negli Stati Uniti: quella del Christian Nationalism, o nazionalismo cristiano, una visione del mondo che auspica la subordinazione delle istituzioni civili alla legge biblica. Doug Wilson e i suoi seguaci rappresentano una delle espressioni più esplicite di questo orientamento. La loro proposta? Un ritorno a un ordine sociale patriarcale, in cui la guida familiare e politica spetta esclusivamente all’uomo.

Il servizio della CNN mostrava anche momenti di vita comunitaria della congregazione di Wilson, con testimonianze di fedeli che ribadivano la necessità di ripristinare “l’autorità maschile” e di “proteggere la donna da una società che la illude di essere uguale all’uomo nei ruoli pubblici”.

Silenzio dal Dipartimento della Difesa

Al momento, il Pentagono non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali sul post di Hegseth. La portavoce del Dipartimento della Difesa si è limitata a riferire che “i post pubblicati sui canali personali del Segretario non riflettono necessariamente le posizioni ufficiali dell’amministrazione”. Ma il gelo istituzionale non ha fatto che aumentare la pressione mediatica e politica intorno alla vicenda.

Sotto accusa non è solo il contenuto del video, ma il contesto in cui è stato condiviso: un momento delicato per l’amministrazione federale, alle prese con crescenti tensioni culturali e religiose che attraversano il Paese. In particolare, le forze armate americane si trovano già da mesi nel mirino di movimenti conservatori che criticano le politiche di inclusività e diversità promosse negli ultimi anni.

Una questione di principio

Il caso Hegseth va ben oltre un semplice errore di comunicazione. Tocca un nervo scoperto della democrazia americana: il diritto di voto come fondamento della cittadinanza, e il ruolo delle donne in una società ancora profondamente segnata da diseguaglianze strutturali.

Nel rilanciare un contenuto che auspica apertamente la revoca del suffragio femminile, Hegseth — anche se indirettamente — ha offerto visibilità e legittimità a posizioni che mettono in discussione pilastri costituzionali. A meno di un anno dalle presidenziali, il gesto rischia di diventare terreno di scontro politico e culturale, con ripercussioni imprevedibili sul clima elettorale e sull’immagine stessa delle istituzioni.

Che si tratti di una provocazione, di un errore di giudizio o di un’allusione ideologica, la scelta del capo del Pentagono di rilanciare un messaggio così divisivo segna un punto critico nel già fragile equilibrio tra politica, religione e diritti civili negli Stati Uniti. Resta ora da capire se l’amministrazione Biden – o il Congresso – riterranno opportuno intervenire, e in che modo. Ma una cosa è certa: il dibattito è appena cominciato.

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