Ex Ilva, il sindaco di Taranto rifiuta l’intesa del Governo: “Serve una legge speciale per questa città”
In una presa di posizione netta e fortemente simbolica, il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, ha annunciato la propria contrarietà alla firma dell’accordo di programma proposto dal Governo per il futuro dell’ex Ilva. La decisione, maturata al termine di un confronto con i capigruppo della maggioranza in Consiglio comunale, rappresenta uno spartiacque nei rapporti tra l’amministrazione locale e le istituzioni centrali, su un dossier che da decenni condiziona il destino industriale, ambientale e sanitario del capoluogo ionico.
La posizione di Bitetti non è un atto isolato, ma il riflesso di un orientamento politico ormai consolidato nella sua maggioranza. «L’accordo così come formulato – si legge in una nota diffusa dai capigruppo – è lacunoso e privo di garanzie concrete per la città». Di qui la richiesta, rivolta al sindaco, di non sottoscrivere l’intesa, ritenuta inadeguata rispetto alla portata della sfida che Taranto è chiamata ad affrontare.
Al centro del dissenso c’è una questione tanto tecnica quanto profondamente politica: l’assenza di un chiaro impegno alla totale decarbonizzazione dell’impianto siderurgico, ritenuta imprescindibile per qualunque progetto industriale compatibile con la salute pubblica e con la transizione ecologica. La maggioranza consiliare propone dunque una nuova impostazione dell’accordo: una roadmap vincolante verso la completa decarbonizzazione entro un orizzonte temporale di cinque anni. Una richiesta ambiziosa, che pone Taranto all’interno del dibattito nazionale sulla riconversione del tessuto produttivo, ma che al tempo stesso evidenzia le profonde ferite lasciate da oltre mezzo secolo di industrializzazione ad alto impatto ambientale.
La posizione del sindaco si traduce anche in un appello al Governo: l’adozione di un decreto legge speciale per Taranto, capace di affrontare in modo strutturale e non emergenziale la transizione dell’area industriale e il risanamento del territorio. Una proposta che va oltre la mera vertenza Ilva e richiama le esperienze, ancora vive nella memoria istituzionale del Paese, delle leggi speciali adottate per altre aree di crisi complessa, da Napoli a Genova.
Il mancato coinvolgimento effettivo dell’amministrazione comunale nella stesura dell’accordo ha rappresentato un ulteriore elemento di frizione. Il Consiglio comunale – spiegano i capigruppo – non sarà convocato nei prossimi giorni, ritenendo superflua una discussione su un testo che non risponde alle esigenze minime della comunità tarantina.
Taranto, con questa decisione, non si sottrae al confronto. Al contrario, rilancia. Chiede strumenti normativi straordinari, impegni vincolanti, investimenti trasparenti e un chiaro cronoprogramma di uscita dalla dipendenza dal carbone. Non è un rifiuto ideologico dell’industria, ma la richiesta – ferma e legittima – di un futuro sostenibile e dignitoso, in cui lo sviluppo non sia più in contraddizione con la salute, il lavoro con l’ambiente, la crescita economica con la giustizia sociale.
Nel cuore del Mediterraneo, Taranto chiede di non essere più trattata come un’eccezione da gestire, ma come una priorità da governare.
