2 Maggio 2026, sabato
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Salute, diritti e agricoltura: quando l’ideologia sostituisce la politica

Dal caso siciliano sull’IVG al ridimensionamento di Opzione Donna, fino ai tagli europei all’agricoltura: le opposizioni attaccano il governo Meloni per un’agenda che, tra proclami sovranisti e misure restrittive, penalizza donne, territori e imprese italiane.

Nel cuore dell’estate politica si moltiplicano i fronti di scontro tra governo e opposizione. Dalla sanità all’agricoltura, dai diritti delle donne alla politica europea, il quadro che emerge è quello di un Paese in cui le scelte strategiche dell’esecutivo appaiono sempre più condizionate da un’ideologia identitaria, incapace di tradursi in risposte efficaci alle fragilità strutturali dell’Italia.

Il caso più emblematico resta quello della Sicilia. Con l’impugnazione da parte del governo Meloni della legge regionale che intendeva garantire l’effettiva applicazione della legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza, si è riacceso un conflitto che trascende il piano giuridico e investe quello culturale e politico. La norma, promossa dal Partito Democratico, non istituiva concorsi riservati né introduceva forme di discriminazione nei confronti dei medici obiettori, ma si limitava a prevedere l’impiego di personale non obiettore nei reparti ospedalieri, con l’obiettivo di assicurare un diritto sancito dalla legge nazionale.

“La legge 194 – ha dichiarato Roberta Mori, portavoce nazionale della Conferenza delle Donne Democratiche – è chiara: lo Stato ha il dovere di garantire il servizio. In Sicilia, dove oltre l’80% dei ginecologi è obiettore, e meno della metà degli ospedali garantisce il servizio IVG, il problema è strutturale. Impugnare una norma di buon senso che cerca di sanare questa disuguaglianza è un atto ideologico, non giuridico. Si usa la libertà di coscienza per sabotare un diritto fondamentale delle donne”. Secondo Mori, l’impugnazione rappresenta un attacco all’autodeterminazione femminile e alla sanità pubblica: una decisione che non rispetta la Costituzione, ma la piega a fini politici.

Non meno acceso il dibattito sulle pensioni, in particolare sulla misura “Opzione Donna”, da tempo nel mirino del governo. La vicepresidente del Movimento 5 Stelle, Chiara Appendino, è intervenuta alla Camera denunciando il drastico ridimensionamento dello strumento: “Avete massacrato Opzione Donna. E oggi il sottosegretario Durigon parla di calo fisiologico? Ma quale calo fisiologico: avete reso la misura inutilizzabile, e ora le donne non riescono più ad accedervi. Ripristinatela com’era, e vedrete che funzionerà, per usare un termine che tanto vi piace”.

Parole che si inseriscono in una più ampia accusa al governo Meloni di disinteresse – o peggio ostilità – verso le esigenze delle donne e delle fasce più fragili della popolazione, in nome di una retorica che privilegia il decoro e l’ideologia alla giustizia sociale.

Ma il fuoco delle critiche si allarga anche ai dossier europei, in particolare al ruolo dell’Italia nella recente revisione della Politica Agricola Comune (PAC) e nella distribuzione dei fondi strutturali europei. Un altro ordine del giorno presentato da Appendino ha messo nel mirino il ministro Raffaele Fitto, accusato di aver gestito con superficialità e danno economico rilevante i dossier chiave del PNRR e dell’agroalimentare: “Sull’agroalimentare avete una responsabilità enorme. Vi ricordate quando promettevate che Fitto, come vicepresidente della Commissione Europea, avrebbe difeso gli interessi italiani? Noi lo sapevamo che sarebbe stato un disastro: ci era bastato vedere come aveva gestito il PNRR, tra tagli e ritardi. E infatti ha portato a casa tagli alla Politica Agricola Comune del 20%, tagli ai fondi di coesione sociale che penalizzano i territori più fragili, commissariamento delle Regioni. E come ciliegina sulla torta: più tasse per le imprese europee, meno per quelle americane. È così che voi patrioti difendete i nostri agricoltori? Tramite Fitto, che è diventato il re dei tagli di Von der Leyen?”

Le parole della vicepresidente M5S richiamano il paradosso di un governo che, pur rivendicando una postura sovranista, si dimostra nella pratica incapace di difendere gli interessi strategici nazionali nei consessi europei. L’agricoltura italiana – già sotto pressione per i cambiamenti climatici, l’instabilità dei mercati e l’aumento dei costi – vede ridursi drasticamente i fondi della PAC, mentre le misure compensative tardano ad arrivare. Il combinato disposto di tagli strutturali e gestione accentrata delle risorse rischia di compromettere l’equilibrio economico di intere aree rurali, specie nel Mezzogiorno.

Il tratto comune che collega questi diversi fronti – sanità, pensioni, agricoltura – è un governo che, pur forte del consenso elettorale, sembra più interessato a rivendicare simbolicamente la propria visione del mondo che a garantire risposte operative ai bisogni concreti dei cittadini. La retorica identitaria si impone sulla competenza tecnica, e l’ideologia prende il posto della pianificazione.

Nel frattempo, le opposizioni rilanciano l’allarme: se il diritto alla salute delle donne, la giustizia pensionistica e la sopravvivenza dell’agricoltura italiana sono sacrificabili sull’altare della propaganda, allora la democrazia rischia di perdere non solo il suo equilibrio sociale, ma anche la sua legittimità sostanziale.

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