26 Luglio 2026, domenica
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Dazi Usa, l’Ue ottiene un tetto del 15% su auto, farmaci e chip: una garanzia contro la deriva protezionista

Accordo fra Bruxelles e Washington sui limiti massimi alle tariffe d'importazione. L’eccezione resta per acciaio e alluminio. Un alto funzionario europeo chiarisce: "I dazi sui farmaci potrebbero arrivare a breve, ma l’intesa ci tutela"

In un contesto globale segnato dal ritorno di politiche commerciali più aggressive e da un crescente utilizzo delle tariffe doganali come strumento di pressione geopolitica, l’Unione Europea annuncia di aver ottenuto una significativa garanzia da parte degli Stati Uniti: un tetto massimo del 15% sui dazi doganali per una serie di beni strategici, tra cui automobili, prodotti farmaceutici e semiconduttori. L’accordo, tuttavia, non si estende ai settori dell’acciaio e dell’alluminio, ancora soggetti alle restrizioni introdotte negli anni scorsi in nome della sicurezza nazionale.

A chiarire i termini dell’intesa è stato un alto funzionario dell’Unione, che ha illustrato in dettaglio i margini della protezione ottenuta da Bruxelles nell’ambito dei rapporti commerciali con Washington. La soglia del 15%, ha spiegato, sarà «onnicomprensiva», ovvero si applicherà anche a quei beni – come i farmaci e i chip – che, pur non essendo attualmente soggetti a tariffe doganali, potrebbero presto esserlo, una volta concluse le indagini avviate dagli Stati Uniti ai sensi della Sezione 232 del Trade Expansion Act del 1962.

Questa disposizione legislativa americana consente al presidente di imporre dazi per motivi di sicurezza nazionale, anche al di fuori dei normali canali dell’Organizzazione mondiale del commercio (WTO). Ed è proprio in questo quadro che l’Ue ha chiesto – e ottenuto – che qualsiasi futura misura tariffaria statunitense nei confronti dell’Europa non superi la soglia massima del 15%.

Un limite che, sottolinea il funzionario europeo, rappresenta «una garanzia concreta» per l’industria e le esportazioni europee, in particolare in settori considerati altamente sensibili e strategici. «È probabile che per altri partner commerciali gli Stati Uniti prevedano tariffe piuttosto elevate – ha aggiunto – ma per noi, grazie all’intesa, non supereranno il 15%».

I margini dell’accordo assumono un significato particolare se si considerano le attuali tensioni economiche globali e il clima di incertezza che accompagna la politica commerciale americana, specie in vista delle elezioni presidenziali del novembre 2025. Il tema della rinegoziazione degli equilibri commerciali internazionali è centrale tanto per i Democratici quanto per i Repubblicani, e non è escluso che la prossima amministrazione – quale che sia il suo orientamento – possa rafforzare l’uso dei dazi come leva politica.

Il riferimento ai farmaci e ai semiconduttori, in particolare, non è casuale. Si tratta di due comparti fondamentali per la sicurezza economica e sanitaria delle economie avanzate, che negli ultimi anni hanno assunto un valore strategico anche per la difesa e la stabilità dei sistemi produttivi. Sia l’Europa che gli Stati Uniti stanno cercando di ridurre la loro dipendenza da fornitori esterni, in particolare asiatici, e le politiche industriali nazionali stanno tornando a promuovere il reshoring di attività produttive considerate critiche.

È in questo contesto che le indagini condotte dall’amministrazione Usa secondo la Sezione 232 potrebbero preludere all’introduzione di nuovi dazi anche su beni finora esenti, come appunto i farmaci e i chip. Tuttavia, almeno per l’Ue, l’accordo raggiunto con Washington fissa un limite chiaro e invalicabile, che attenua l’incertezza e consente alle imprese europee di pianificare le proprie attività con maggiore serenità.

L’esclusione di acciaio e alluminio, d’altro canto, conferma quanto restino delicati alcuni nodi irrisolti nei rapporti commerciali transatlantici. Gli Stati Uniti mantengono infatti in vigore i dazi introdotti nel 2018 dall’amministrazione Trump su questi due materiali, motivati dalla necessità di proteggere l’industria americana in nome della sicurezza nazionale. Nonostante i ripetuti tentativi di superare queste misure, anche attraverso negoziati su un possibile “Accordo globale sull’acciaio sostenibile”, la questione non ha ancora trovato una soluzione definitiva.

Nel complesso, l’intesa sul tetto del 15% rappresenta un importante successo diplomatico per l’Ue, che ha saputo muoversi con pragmatismo nel difficile equilibrio tra apertura commerciale e difesa dei propri interessi strategici. Resta da vedere se e come questa cornice reggerà nel lungo periodo, in un contesto internazionale che continua a mutare rapidamente e in cui l’interdipendenza economica è sempre più intrecciata a considerazioni geopolitiche.

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