Nel cuore del Piemonte produttivo, dove l’impresa spesso si intreccia con la memoria collettiva e il senso di appartenenza, si è spenta Alessandra Balocco, presidente e amministratrice delegata della storica azienda dolciaria che porta il suo nome. Una figura discreta ma decisiva, che ha attraversato uno dei periodi più duri per la famiglia e per l’impresa, ereditando la responsabilità di un marchio simbolo del Made in Italy in uno dei momenti più drammatici della sua storia. A dare l’annuncio della scomparsa è stato il sindaco di Fossano, Dario Tallone, proclamando il lutto cittadino per il giorno dei funerali.
Alessandra Balocco rappresentava l’equilibrio, la tenuta, il senso del dovere in un contesto familiare e aziendale travolto da lutti improvvisi e sfide impreviste. Dal 2022 in poi, la “dinastia Balocco” è stata segnata da un susseguirsi di tragedie difficili anche solo da immaginare. Prima la scomparsa del padre Aldo, novantunenne, colonna portante dell’azienda e figura carismatica della generazione del boom economico. Poi, a distanza di pochi mesi, la morte assurda del fratello Alberto, colpito da un fulmine mentre era in bicicletta in Val Chisone, in una giornata d’estate.
In quel contesto, mentre il dolore familiare era ancora palpabile e la governance aziendale scossa, fu proprio Alessandra a raccogliere il testimone, in silenzio, con sobrietà e rigore. La sua assunzione del doppio ruolo di presidente e amministratrice delegata, nell’ottobre del 2022, non fu accompagnata da proclami o interviste celebrative, ma dalla volontà di preservare ciò che la famiglia aveva costruito in quasi un secolo. “Il dolore è enorme, ma non posso cedere. Lo devo ad Alberto e a chi lavora con noi”, disse in una delle rare dichiarazioni pubbliche, rilasciata a La Stampa.
Entrata in azienda nel 1990, Alessandra Balocco era parte della terza generazione del gruppo fondato nel 1927 da Francesco Antonio Balocco, in un’Italia che allora era ben diversa, e in cui fare impresa significava spesso sacrificio, visione e spirito comunitario. Negli oltre trent’anni di lavoro dentro l’azienda, ne aveva appreso i meccanismi profondi, i legami con il territorio, la cultura organizzativa improntata a un capitalismo familiare, sobrio, ma capace di guardare al mondo.
Nel 2023 Balocco SpA ha superato i 250 milioni di euro di fatturato, esportando in più di 60 Paesi, con oltre 500 dipendenti. Ma i numeri, per quanto importanti, non restituiscono il tratto distintivo della sua gestione: una leadership silenziosa, ma ferma, orientata alla sostenibilità, all’innovazione senza strappi, e alla salvaguardia del patrimonio umano. Sotto la sua guida, l’azienda ha rafforzato l’impegno ambientale attraverso nuovi impianti fotovoltaici e investimenti green, cercando di coniugare tradizione e responsabilità.
Alessandra ha dovuto affrontare anche momenti di tensione reputazionale, come l’inchiesta seguita alla campagna “Pink Christmas”, realizzata con Chiara Ferragni, finita sotto indagine per truffa aggravata. In quell’occasione, come in altre, ha scelto il profilo basso, evitando confronti pubblici, nella convinzione – che pareva quasi un principio morale – che la solidità di un’impresa non si misuri nell’abilità di replicare ma nella capacità di resistere.
La questione della successione, pur nella contingenza tragica, non era stata lasciata al caso. A partire dall’autunno 2022, la figlia di Alberto, Diletta, è entrata formalmente in azienda, con un ruolo che rappresentava già una proiezione verso il futuro. Accanto a lei, anche la madre, Assunta Pinto, vedova di Alberto, è stata chiamata a far parte del consiglio di amministrazione. Una scelta che riflette la volontà di continuità non solo generazionale, ma anche valoriale: presidiare un’identità aziendale familiare in cui i legami interni sono parte integrante della governance.
Nel suo ruolo, Alessandra Balocco ha sempre rifiutato l’autocelebrazione. È stata una manager che ha scelto di parlare poco e lavorare molto, con una visione manageriale saldamente radicata nel senso del limite, del dovere e della responsabilità. Il suo era un modo di fare impresa in cui le parole contano meno dei gesti, e in cui il successo si misura anche nella capacità di non smarrirsi di fronte all’imprevedibile.
Il lutto che oggi colpisce Fossano e l’intero tessuto produttivo cuneese non è solo per la perdita di un’imprenditrice, ma per l’uscita di scena di una donna che aveva fatto del silenzio operoso una cifra stilistica e morale. In un’epoca di protagonismi esasperati e comunicazione compulsiva, Alessandra Balocco ha rappresentato un’altra idea di leadership: radicata, sobria, composta. Il suo ricordo vivrà non solo nei prodotti che portano il marchio di famiglia, ma nelle scelte che ha compiuto nei momenti più difficili.
Ora, tocca alla nuova generazione dimostrare che la “tempesta perfetta” affrontata tra il 2022 e il 2025 può diventare anche un’occasione di rinnovata solidità. La storia dell’impresa Balocco continua, ma senza una delle sue colonne portanti. Nel silenzio che ha sempre preferito, Alessandra se ne va lasciando un’eredità complessa e preziosa, fatta di tenacia e misura, di resilienza e dedizione. E in un Paese che spesso fatica a riconoscere il valore della continuità, la sua figura rappresenta un esempio raro e necessario.
