21 Aprile 2026, martedì
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Un governo sotto assedio: dal diritto alla difesa a Gaza, il Pd accusa Meloni di smarrire rotta e credibilità

Opposizioni all’attacco: giustizia, diritti, lavoro e politica estera al centro di una critica frontale all’esecutivo

C’è un filo rosso che tiene insieme le ultime prese di posizione dei vertici del Partito Democratico: la convinzione che il governo Meloni stia attraversando una fase di profonda confusione politica e istituzionale, incapace di governare le proprie contraddizioni interne e sempre più distante dai principi costituzionali, dal rispetto dei diritti e dal ruolo internazionale dell’Italia.

A tracciarne i contorni è la segretaria del Pd, Elly Schlein, che affonda il colpo sul terreno più sensibile: la giustizia. “Il centrodestra è in stato confusionale – accusa – con i partiti della maggioranza impegnati a risolvere beghe interne, mentre la linea di governo sembra dettata da Casapound e da Vannacci”. Un attacco diretto, che si accompagna alla denuncia di un nuovo tentativo dell’esecutivo di intervenire sull’ordinamento giudiziario dopo la “sonora sconfitta referendaria”, ignorando – secondo Schlein – la volontà popolare.

Nel mirino del Pd finisce l’ipotesi di una riforma che, a detta dell’opposizione, rischia di snaturare il ruolo dell’avvocatura, trasformandola in un terminale della volontà politica. “Va ricordato a Giorgia Meloni – sottolinea la segretaria dem – che gli avvocati sono chiamati a difendere i diritti e gli interessi del proprio assistito, non quelli del governo di turno”. Un richiamo esplicito al principio costituzionale del diritto alla difesa, che Schlein considera oggi seriamente minacciato.

Ma la critica al governo non si ferma ai palazzi della giustizia. Sul fronte della legalità democratica, il Pd interviene con forza anche dopo le gravi intimidazioni subite dal giornalista ed ex europarlamentare Dino Giarrusso. A esprimere solidarietà è Sandro Ruotolo, componente della segreteria nazionale ed eurodeputato, che parla di un audio “agghiacciante”, capace di restituire l’immagine di una mentalità mafiosa tutt’altro che sconfitta. Particolarmente inquietante, secondo Ruotolo, è il contesto politico in cui maturano le minacce: “Colpisce che tutto questo accada ancora nel 2026”.

Il riferimento alla candidatura a sindaca di Raffadali di Ida Cuffaro, nipote di Totò Cuffaro, riapre una ferita mai rimarginata della storia italiana. Non per evocare fantasmi del passato, precisa Ruotolo, ma per ribadire che “la mafia non è più forte: è la politica che deve essere più credibile, più rigorosa, più coraggiosa”. Un messaggio che chiama direttamente in causa le istituzioni e la responsabilità della classe dirigente.

Il terreno del lavoro e dei diritti salariali è l’altro grande fronte di scontro. Qui la voce è quella di Maria Cecilia Guerra, responsabile Lavoro nella segreteria Pd, che accoglie positivamente l’approvazione unanime da parte della Commissione Informazione del CNEL della riorganizzazione dell’Archivio nazionale dei contratti collettivi. Un passo avanti importante, dice Guerra, perché consente di distinguere con maggiore chiarezza i contratti realmente rappresentativi da quelli che alimentano il dumping contrattuale e la compressione dei salari.

Ma l’avvertimento è netto: non basta. Senza una definizione normativa chiara della rappresentatività, il rischio è consegnare alle sole controparti datoriali il potere di imporre contratti “leader”, svuotando di tutele e diritti il lavoro dipendente. Un modello che il Pd contesta radicalmente e che legge come una deriva coerente con l’impostazione della maggioranza sul salario minimo.

Infine, lo sguardo si allarga alla politica estera, dove la frattura con il governo appare forse ancora più profonda. Alla vigilia del Consiglio Affari Europei, Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, chiama l’esecutivo a una scelta che definisce “di verità”: sostenere la sospensione dell’Accordo di Associazione tra Unione europea e Israele per le gravi violazioni dei presupposti politici e giuridici.

“Diciassette Paesi sono già favorevoli – ricorda Provenzano – l’Italia è determinante per raggiungere la maggioranza qualificata”. L’Accordo, secondo il Pd, è diventato il simbolo dei doppi standard europei, mentre il governo Netanyahu continua, dopo la devastazione di Gaza, a destabilizzare il Medio Oriente e a minare lo Stato di diritto in Israele. “Non c’è più spazio per furbizie o ipocrisie – conclude Provenzano – il governo dovrà dire sì o no alla dignità dell’Italia e alla credibilità dell’Europa”.

Giustizia, legalità, lavoro, politica internazionale: nei diversi ambiti, il messaggio del Partito Democratico converge in un giudizio politico netto. Per l’opposizione, il governo Meloni non solo naviga a vista, ma rischia di smarrire i fondamenti democratici su cui si regge la Repubblica. Ed è su questo terreno, prima ancora che sul consenso elettorale, che la battaglia sembra destinata a intensificarsi.

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