15 Agosto 2026, sabato
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Traffico illecito di uccelli da richiamo, 327 esemplari sequestrati: nove indagati tra Friuli Venezia Giulia e Veneto

Un’inchiesta coordinata dalla Procura di Udine smaschera un presunto sistema organizzato di cattura e “regolarizzazione” illegale dell’avifauna selvatica. I coinvolti rischiano l’accusa di reati venatori, furto aggravato e alterazione di sigilli di Stato.

Un traffico ben strutturato, silenzioso ma redditizio, che faceva leva sull’interesse, spesso inconsapevole, del mercato venatorio per gli uccelli da richiamo. È quanto emerso dall’operazione “Verso Nord”, un’indagine condotta dai Carabinieri Forestali del Nucleo CITES di Trieste e dal Corpo Forestale regionale del Friuli Venezia Giulia – nell’ambito della Struttura stabile per la vigilanza venatoria e il contrasto al bracconaggio – sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Udine, nella persona della Sostituta Procuratrice Elisa Calligaris.

L’inchiesta, che ha preso avvio da accertamenti precedenti svolti in ambito nazionale dal Gruppo Forestale di Ancona, ha portato all’individuazione di un presunto traffico illegale di uccelli selvatici utilizzati come richiami vivi. Al termine di oltre un anno di indagini, sono nove le persone attualmente indagate, residenti tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, accusate – a vario titolo – di tentato furto aggravato ai danni dello Stato, contraffazione e alterazione di sigilli pubblici, incauto acquisto e violazione della normativa sulla protezione della fauna selvatica.

Il quadro delineato dalle indagini è complesso. Secondo l’ipotesi accusatoria, gli uccelli venivano catturati in natura durante le fasi migratorie, in particolare attraverso l’utilizzo di reti, trappole e altri dispositivi atti alla cattura di avifauna. Gli animali venivano poi “regolarizzati” mediante l’apposizione di anelli falsificati, spesso introdotti forzatamente nelle zampe degli esemplari, causando ferite e lesioni. In alcuni casi gli anelli risultavano alterati meccanicamente, in altri completamente contraffatti.

Nel corso delle perquisizioni domiciliari eseguite in vari comuni del Nord-Est, le forze dell’ordine hanno sequestrato 327 uccelli da richiamo, molti dei quali privi del necessario anello identificativo o provvisti di marcature illecite. Rinvenuti anche dispositivi artigianali per la contraffazione degli anelli, trappole con vischio attive, richiami acustici vietati e attrezzature per la cattura. In uno dei siti perquisiti – riconducibile a un allevatore della provincia di Udine – è stata scoperta una vera e propria struttura clandestina dotata di impianto di cattura sofisticato: reti antigrandine, sistemi di sgancio, molle ed elastici, tutto predisposto per l’abbattimento selettivo dell’avifauna selvatica.

Accanto all’allevatore, le indagini hanno individuato un collaboratore che, secondo gli investigatori, si occupava della movimentazione degli animali e della logistica. L’intero sistema, secondo gli inquirenti, era articolato in due ruoli principali: da un lato i soggetti preposti alla cattura in natura, dall’altro quelli incaricati della falsificazione degli anelli, volta a far apparire gli uccelli come nati in cattività. Gli esemplari, così “regolarizzati”, venivano poi immessi sul mercato, con tariffe che in alcuni casi raggiungevano i 400 euro per singolo animale.

La finalità economica dell’attività è chiara: il valore commerciale dei richiami vivi, in particolare di alcune specie molto ricercate, rende il traffico di fauna selvatica una delle forme più lucrose di bracconaggio in ambito europeo. Eppure, dietro la compravendita si celano conseguenze gravi non solo per la biodiversità, ma anche per il benessere degli animali: molti degli uccelli sequestrati presentavano ferite compatibili con le tecniche di cattura e con la forzata applicazione degli anelli.

Il nome dell’operazione, “Verso Nord”, richiama simbolicamente il tragitto compiuto dall’avifauna migratrice e la brutalità di una pratica che, purtroppo, riesce a interrompere con violenza quel viaggio millenario.

L’attività investigativa ha anche una valenza preventiva. Le autorità invitano i cacciatori e gli acquirenti a verificare con attenzione la provenienza e la regolare marcatura degli uccelli da richiamo, segnalando eventuali anomalie alle forze dell’ordine. L’acquisto incauto, infatti, oltre a esporre a sanzioni penali, alimenta un mercato illecito che danneggia l’ecosistema e viola la normativa nazionale e comunitaria sulla tutela della fauna selvatica.

Resta fermo, infine, il principio costituzionale di presunzione di innocenza: le persone coinvolte sono al momento indagate e saranno considerate non colpevoli fino a eventuale sentenza definitiva di condanna o emissione di un decreto penale.

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