8 Luglio 2026, mercoledì
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L’Italia della sciabola riscrive la storia: oro mondiale a squadre contro l’Ungheria

A Tbilisi gli azzurri superano in finale i maestri ungheresi con un 45-37 di grande maturità. È il trionfo della nuova generazione: Curatoli, Gallo, Torre e Neri firmano la sesta medaglia italiana ai Mondiali.

La sciabola italiana ritrova l’oro, e lo fa nel palcoscenico più alto. Ai Campionati Mondiali di scherma in corso a Tbilisi, in Georgia, la squadra maschile azzurra conquista un titolo che mancava da anni battendo in finale l’Ungheria per 45-37. Un successo che suggella un percorso limpido e avvincente, culminato con un’impresa contro una delle nazionali più prestigiose della storia schermistica.

Luca Curatoli, già bronzo individuale in questi Mondiali, insieme a Michele Gallo, Pietro Torre e Matteo Neri, ha regalato all’Italia la sesta medaglia della rassegna iridata, ma soprattutto un’affermazione di identità e potenza tecnica in una disciplina che troppo spesso ha visto prevalere avversari storici.

Dall’inizio alla gloria: un percorso senza sbavature

Il cammino degli azzurri si era aperto con un agevole 45-29 sulla Thailandia nei sedicesimi, seguito da una vittoria più sofferta ma gestita con maturità contro la Germania per 45-39. Il tabellone, scosso dalle eliminazioni anticipate di alcune big, ha offerto un’occasione propizia ai quarti: l’Italia ha saputo approfittarne travolgendo la Polonia per 45-28. In semifinale, contro il Giappone, la squadra guidata da Andrea Terenzio ha imposto sin da subito il proprio ritmo, costruendo un vantaggio solido e amministrandolo con freddezza sino al 45-39 conclusivo.

Una finale dal volto epico

La sfida per l’oro contro l’Ungheria si è rivelata una battaglia a tratti drammatica, aperta da un parziale sfavorevole (10-4) firmato dal tre volte campione olimpico Áron Szilágyi, che aveva dominato Curatoli, e da Krisztián Rabb, superiore a Neri nei primi scambi. Ma da quel momento, l’Italia ha iniziato a tessere la propria rimonta: Gallo, in uno dei momenti chiave dell’intera competizione, ha inflitto a Csanád Gémesi un parziale travolgente di 11-4 che ha riportato l’Italia in scia.

La finale ha vissuto quindi di strappi, ma è stata ancora una volta la solidità tecnica e mentale a fare la differenza. Dopo il temporaneo ritorno in vantaggio ungherese sul 20-17, Curatoli ha demolito il neoentrato Iliasz con un secco 8-2, portando gli azzurri sul 25-22. Gallo ha poi allungato il divario e, nel terzo e decisivo giro di assalti, Pietro Torre ha confermato la sua maturazione schermistica contenendo Gémesi con autorità.

Il sigillo di Curatoli

Il colpo finale è stato una questione di gestione e coraggio. Prima Gallo, ancora protagonista, ha stordito Szilágyi con un inatteso 5-1, affondando le certezze magiare. Poi è toccato a Curatoli completare l’opera, chiudendo sul 45-37 contro Rabb. Una vittoria non solo tecnica, ma anche simbolica: l’Italia della sciabola, con una generazione giovane ma ormai pronta per il palcoscenico mondiale, torna in vetta, mostrando una lucidità tattica e una compattezza che mancavano da tempo.

Un risultato che guarda al futuro

Il trionfo azzurro a Tbilisi non è soltanto una medaglia: è la conferma che il movimento schermistico italiano continua a produrre eccellenza e a rinnovarsi. Con sei medaglie complessive in questi Mondiali, la scherma si conferma ancora una volta una delle punte d’eccellenza dello sport italiano. L’oro della sciabola maschile non è solo un ritorno al vertice, ma un messaggio chiaro per il futuro: la nuova Italia è pronta a dettare il passo.

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