8 Luglio 2026, mercoledì
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Dazi Usa, Merz ammette: “Accordo deludente, danni rilevanti per l’economia tedesca”

Il cancelliere tedesco prende atto delle conseguenze negative dell’intesa con Washington. “Posizione negoziale debole, ma impatto economico pesante”

Friedrich Merz non nasconde la sua insoddisfazione. Il cancelliere tedesco, intervenendo al termine della riunione del Consiglio di sicurezza, ha espresso giudizi espliciti sul nuovo accordo commerciale raggiunto tra Stati Uniti e Unione Europea, che prevede l’introduzione di dazi al 15% su settori strategici come auto, componenti automobilistici, farmaci e semiconduttori. “Non sono soddisfatto di questo risultato – ha dichiarato – ma ritengo che, alla luce del contesto negoziale, non fosse possibile ottenere di più”.

La presa di posizione arriva mentre si moltiplicano le critiche alle conseguenze dell’intesa voluta dalla Commissione europea in un momento di forti pressioni transatlantiche. “Sappiamo che l’economia tedesca subirà un danno considerevole a causa di queste tariffe”, ha ammesso Merz, sottolineando l’impatto potenzialmente significativo sulle esportazioni della manifattura tedesca, in particolare sull’automotive, uno dei comparti trainanti dell’industria nazionale e tra i più esposti al mercato statunitense.

Berlino in trincea tra diplomazia e realismo economico

Le parole del cancelliere riflettono un malcontento diffuso negli ambienti economici tedeschi, dove si teme che le nuove misure protezionistiche possano aggravare una congiuntura già segnata da rallentamento produttivo e incertezza geopolitica. Per Merz, tuttavia, l’accordo rappresenta anche il limite negoziale raggiungibile in un contesto di rapporti di forza asimmetrici tra Bruxelles e Washington.

Non è un caso che la Germania, tra i Paesi membri più attivi nella difesa di una linea industriale comune, abbia cercato nelle ultime settimane di attenuare le frizioni con la Casa Bianca pur senza riuscire a evitare del tutto l’inasprimento delle misure tariffarie.

Il futuro delle relazioni transatlantiche

Nel silenzio parziale di altri leader europei, il commento di Merz assume una valenza politica rilevante: non solo sul piano interno, per rassicurare imprese e categorie produttive, ma anche sul versante comunitario, dove l’intesa con gli Stati Uniti rischia di aprire un nuovo fronte di tensione sulla gestione della politica commerciale comune.

Mentre si attende di comprendere le ricadute effettive dell’accordo su scala continentale, il malcontento espresso a Berlino potrebbe essere il preludio a una stagione di maggiore assertività da parte dei governi nazionali nella definizione delle priorità economiche europee, soprattutto in un anno – il 2025 – in cui il tema della sovranità industriale resta al centro dell’agenda politica.

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