14 Luglio 2026, martedì
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Tragedia sulla Pedemontana: chiesto l’arresto dell’autista dello scuolabus. Usava il cellulare al momento dello schianto

La Procura di Como chiede i domiciliari per il conducente del mezzo che il 19 maggio ha causato la morte della maestra Domenica Russo e il ferimento di trenta bambini. Determinanti le immagini di videosorveglianza e la perizia sullo smartphone.

Lomazzo (Como) – A due mesi dal drammatico incidente avvenuto sull’autostrada Pedemontana, che ha strappato alla vita la maestra Domenica Russo e ha provocato il ferimento di numerosi bambini, la Procura di Como ha compiuto un passo decisivo nelle indagini: è stata infatti avanzata una richiesta formale di arresti domiciliari per l’autista dello scuolabus, Francesco Pagano, accusato di aver guidato in condizioni di grave distrazione, mentre era al cellulare.

L’incidente risale al 19 maggio 2025. Quel giorno, un pullman con a bordo circa trenta alunni della scuola primaria di Cazzago Brabbia, in provincia di Varese, stava rientrando da una gita scolastica al Museo del cavallo giocattolo di Grandate. All’altezza di Lomazzo, il mezzo ha tamponato violentemente un camion che lo precedeva. L’impatto, estremamente violento, ha devastato la parte anteriore del veicolo. Domenica Russo, 43 anni, insegnante amata e stimata, è morta sul colpo. Numerosi bambini sono rimasti feriti, alcuni in maniera grave.

Le prove tecniche: “Stava usando il cellulare”

Secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dai sostituti procuratori Massimo Astori e Simone Pizzotti, con il supporto del procuratore capo di Como, l’autista avrebbe utilizzato il telefono cellulare durante la guida, pochi istanti prima dell’impatto. A confermarlo, oltre a una dettagliata perizia sul dispositivo affidata a un consulente tecnico della Procura, ci sarebbero anche le immagini raccolte dai sistemi di videosorveglianza dei portali autostradali della Pedemontana. I fotogrammi mostrerebbero chiaramente Pagano con lo smartphone in mano, intento a utilizzarlo mentre era al volante.

“È stato accertato che il conducente era distratto nel momento decisivo”, si legge nella richiesta di misura cautelare. Proprio su questo punto la Procura ha costruito l’ipotesi di reato: si tratta di omicidio stradale aggravato dalla violazione delle norme sulla condotta alla guida.

Il giudice per le indagini preliminari, Maria Elisabetta De Benedetto, ha già ascoltato l’autista – difeso dagli avvocati Carola Balzarini e Davide Conforti – ma si è riservata la decisione sulla concessione degli arresti domiciliari, attesa nei prossimi giorni.

Una comunità in lutto e domande ancora aperte

La morte di Domenica Russo ha sconvolto l’intera comunità scolastica di Cazzago Brabbia e la cittadina di Sesto Calende, dove la donna risiedeva con la sua famiglia. Originaria di Napoli, conosciuta da tutti come “Niki”, Russo era un’insegnante appassionata, molto legata ai suoi alunni. Quel giorno sedeva nei posti anteriori dello scuolabus, accanto ad altri colleghi e accompagnatori. L’urto, così violento da distruggere l’intera parte anteriore del mezzo, non le ha lasciato scampo.

A bordo del pullman viaggiavano anche trenta bambini. In molti hanno riportato ferite e traumi, sia fisici sia psicologici. Alcuni sono stati ricoverati con prognosi superiori ai 45 giorni. Le famiglie, comprensibilmente scosse, hanno da subito chiesto verità e giustizia. “Vogliamo sapere cosa è successo davvero. Vogliamo sapere se si poteva evitare”, hanno ripetuto più volte nelle settimane successive all’incidente.

Il mezzo coinvolto nello schianto apparteneva alla società “Autoservizi Beltramini e Gianoli Srl” con sede a Golasecca, in provincia di Varese. I magistrati stanno valutando anche eventuali responsabilità aziendali nella catena di controllo e formazione dei conducenti.

Indagine verso la conclusione, ma non si escludono sviluppi

Nonostante la richiesta di misura cautelare rappresenti un importante punto di svolta nell’inchiesta, le indagini non possono ancora dirsi concluse. Gli inquirenti stanno verificando se vi siano ulteriori elementi utili a chiarire ogni dettaglio della dinamica e delle eventuali responsabilità condivise.

Sul piano umano, resta il vuoto profondo lasciato da una tragedia che, nel giro di pochi attimi, ha spezzato una vita, segnato quella di decine di bambini e gettato nel dolore intere comunità. Ora, a distanza di due mesi, la giustizia inizia a muovere i primi passi concreti. Con la speranza che possa arrivare, per le famiglie coinvolte, almeno un barlume di verità e responsabilità.

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