Francesca Albanese, relatrice speciale delle Nazioni Unite per i Territori palestinesi occupati, è finita nel mirino delle autorità statunitensi con una serie di sanzioni giudicate da più parti come politicamente inaccettabili. Mentre l’Unione Europea ha espresso il proprio sostegno all’esperta italiana, dal governo di Roma, secondo il Partito Democratico, sarebbe arrivato solo un preoccupante silenzio.
A denunciare l’atteggiamento dell’esecutivo è il senatore democratico Sandro Ruotolo, che punta il dito contro la presidente del Consiglio Giorgia Meloni: “Tace sempre quando invece bisognerebbe prendere posizione”, ha dichiarato. Il riferimento è al mancato intervento pubblico della premier sulla vicenda che coinvolge Albanese, figura di spicco dell’ONU per i diritti umani nei territori palestinesi, da tempo sotto pressione per le sue denunce contro le violazioni israeliane.
Secondo Ruotolo, il silenzio di Meloni non sarebbe casuale, ma dettato da considerazioni politiche. “Fa l’amerikana mentre tutti criticano il presidente Trump”, afferma il senatore, accusando la leader di Fratelli d’Italia di non voler dispiacere il suo alleato di riferimento internazionale. “La presidente del Consiglio è rimasta taciturna anche di fronte a un attacco così grave a una voce indipendente – ha proseguito – che denuncia sistematicamente le violazioni dei diritti umani. Si è levata un’indignazione generale e trasversale, ma non dal governo italiano”.
Ruotolo non si limita a difendere l’operato di Albanese, ma ne esalta il profilo: “Non solo andrebbe difesa – sostiene – ma meriterebbe il Premio Nobel per la Pace per il suo impegno coraggioso e imparziale”. Una presa di posizione che riflette le preoccupazioni espresse anche da organizzazioni internazionali, giuristi e attivisti per i diritti umani, che vedono nelle sanzioni americane un pericoloso precedente nei confronti del mandato delle Nazioni Unite.
Il senatore conclude con una condanna netta del silenzio dell’esecutivo: “In un Paese democratico non si può restare in silenzio mentre si colpisce chi rappresenta l’ONU e lotta per la legalità internazionale. Chi tace acconsente. E Giorgia Meloni, oggi, resta silenziosa”.
Nel dibattito politico italiano, il caso Albanese si inserisce così in un confronto più ampio sul ruolo del governo nelle relazioni internazionali e sulla coerenza dell’Italia nel difendere i diritti umani e il diritto internazionale.
