ROMA — “La scuola italiana non è un campo di battaglia dell’estrema destra, ma un presidio di libertà e coscienza critica”. Con queste parole Sandro Ruotolo, responsabile Memoria nella segreteria nazionale del Partito Democratico, interviene in una nota per rispondere alle dichiarazioni dell’onorevole Augusta Montaruli, esponente di Fratelli d’Italia, recentemente al centro delle polemiche per le sue critiche ai contenuti dei manuali di storia adottati nelle scuole.
Montaruli, condannata in via definitiva per peculato, ha accusato i testi scolastici di veicolare una presunta “visione ideologica” ostile alla destra, facendo riferimento alla narrazione che descrive l’Italia come una Repubblica nata dalla Resistenza e fondata sull’antifascismo.
Ruotolo respinge con fermezza questa accusa, sottolineando che “la storia non si riscrive a colpi di revisionismo”. “Chi parla di un afflato ideologico contro la destra – prosegue – dovrebbe ricordare che l’antifascismo è alla base della nostra Carta costituzionale. Non si tratta di un’opinione, ma di un fondamento giuridico e storico del nostro ordinamento democratico”.
L’esponente del Partito Democratico insiste sull’importanza della formazione critica degli studenti: “Non vanno indottrinati, ma educati alla comprensione della storia, anche attraverso il ricordo di ciò che il fascismo ha rappresentato per il nostro Paese. Fascismo e antifascismo non sono opinioni equivalenti. È la Costituzione a dirlo, non un partito”.
Le parole di Ruotolo si inseriscono in un dibattito che periodicamente riemerge sulla funzione della scuola e della memoria storica in Italia. “I manuali raccontano la verità – conclude – e chi li accusa di ideologia lo fa per negare la realtà di un’Italia che ha scelto la democrazia proprio ripudiando il fascismo”.
Una presa di posizione netta, in difesa del ruolo della scuola pubblica come luogo di trasmissione della memoria repubblicana e del valore dell’antifascismo, oggi più che mai sotto pressione nel confronto politico contemporaneo.
