15 Agosto 2026, sabato
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Falso invalido smascherato ad Avellino: sollevava la spesa, ma incassava l’indennità al 100%

Sequestrati 14 mila euro a un cittadino che risultava totalmente invalido ma conduceva una vita normale. Il fenomeno dei falsi invalidi è diffuso in tutta Italia, ma sul ruolo di medici e commissioni compiacenti resta il silenzio.

Falso invalido smascherato ad Avellino: sollevava la spesa, ma incassava l’indennità al 100%
Le Fiamme Gialle scoprono un altro caso di truffa ai danni dello Stato. In Italia è un problema strutturale, ma sulle responsabilità di chi certifica falsamente le invalidità regna ancora l’omertà.

AVELLINO – Ufficialmente invalido al 100%, nella realtà pienamente autosufficiente: faceva la spesa da solo, trasportava le buste e le caricava senza problemi nel bagagliaio dell’auto. È stato ripreso e seguito dalla Guardia di Finanza, che ha documentato le sue attività quotidiane incompatibili con la grave disabilità riconosciuta. Ora dovrà restituire quasi 14 mila euro percepiti indebitamente.

Il sequestro preventivo è stato disposto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Avellino, su richiesta della Procura. Contestualmente, è stato sospeso il sussidio assistenziale.

Il caso avellinese non è un’eccezione, ma l’ennesimo episodio di un fenomeno che attraversa l’Italia intera. I falsi invalidi rappresentano una piaga che colpisce duramente le finanze pubbliche e, soprattutto, sottrae risorse a chi ne ha davvero bisogno. Le forze dell’ordine e la magistratura stanno intensificando i controlli, ma i casi continuano ad affiorare.

C’è però un’altra faccia di questa truffa sistemica su cui si tace troppo: quella delle responsabilità di chi rilascia i certificati. Medici compiacenti, commissioni che chiudono un occhio, percorsi di accertamento viziati da favoritismi o superficialità. Un’intera filiera che consente a chi non ha diritto di accedere a indennità pubbliche. E su questo fronte, denunciano in molti, manca ancora il coraggio di indagare davvero.

L’intervento della Guardia di Finanza si inserisce in una strategia più ampia di contrasto alle frodi nel sistema assistenziale, ma senza affrontare anche le responsabilità professionali e istituzionali che rendono possibile l’inganno, la lotta rischia di restare incompleta.

L’inchiesta di Avellino prosegue per accertare eventuali altre complicità. Ma la domanda resta: chi ha firmato quel certificato di invalidità totale, e perché?

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