15 Agosto 2026, sabato
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Budapest, Pride sotto assedio: la sfida alla repressione di Orbán scuote l’Europa

Nel cuore dell’Ungheria, la marcia per i diritti LGBTQ+ diventa atto di resistenza civile. Silenzio del governo italiano. Il Partito Democratico: “Difendere i Pride è difendere l’Europa dei diritti”.

Budapest, Pride sotto assedio: la sfida alla repressione di Orbán scuote l’Europa
In Ungheria manifestare per i diritti può costare caro, ma oggi in migliaia sfidano il clima di paura imposto dal governo. L’opposizione italiana attacca Meloni: «Basta silenzi, l’Europa deve scegliere da che parte stare».

BUDAPEST – Oggi il Pride nella capitale ungherese non è solo una parata per l’orgoglio LGBTQ+, ma un atto di coraggio e di opposizione politica. In un Paese dove manifestare per i diritti può tradursi in sanzioni, pressioni o addirittura condanne penali, migliaia di persone si preparano a scendere in piazza per difendere dignità, libertà e uguaglianza.

La marcia, in programma nel centro di Budapest, si svolge in un clima segnato da crescenti restrizioni alle libertà civili, imposte dal governo del premier Viktor Orbán. Dopo 14 anni al potere, il leader ungherese è in difficoltà nei sondaggi e risponde consolidando un impianto sempre più illiberale. L’attacco ai diritti della comunità LGBTQ+ è parte centrale di questa strategia: un terreno simbolico e politico sul quale rafforzare la retorica nazionalista e conservatrice.

Mentre in tutta Europa cresce la mobilitazione contro l’omotransfobia e le derive reazionarie, il governo italiano – che annovera Orbán tra i suoi alleati – osserva in silenzio. Un silenzio che, per il Partito Democratico e per il gruppo dei Socialisti e Democratici al Parlamento europeo, è inaccettabile.

«Anche di fronte a questa nuova, gravissima minaccia ai diritti fondamentali, Meloni e la destra italiana non trovano una parola di solidarietà», attacca una nota congiunta del PD. «Difendere i Pride significa difendere l’Europa dei diritti contro l’Europa dei nazionalismi. È tempo che l’Unione europea agisca con decisione contro Orbán. E che il governo italiano dica chiaramente da che parte sta».

La delegazione democratica sarà oggi a Budapest, al fianco di chi manifesta. Una presenza che vuole essere anche un segnale politico: in un’Europa attraversata da tensioni identitarie e derive autoritarie, i diritti civili non possono essere considerati questioni marginali o opzionali.

Mentre migliaia di attivisti e cittadini ungheresi sfidano la paura per rivendicare diritti fondamentali, l’assenza di una presa di posizione da parte dell’esecutivo italiano solleva interrogativi sempre più pressanti sul posizionamento internazionale del governo Meloni e sulla coerenza tra parole e alleanze.

Il Pride di Budapest, oggi più che mai, è il termometro politico di un’Europa che deve decidere se restare fedele ai suoi principi fondanti o cedere al ricatto dei nazionalismi.

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