3 Luglio 2026, venerdì
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Delitto di Garlasco, il DNA nella spazzatura riaccende il caso: tracce di Chiara Poggi e di Stasi

Primi esiti dell’incidente probatorio nella nuova inchiesta sull’omicidio del 2007: sui reperti trovati nella villetta di via Pascoli spunta il DNA della vittima e quello dell’ex fidanzato. La difesa di Andrea Sempio ribadisce: “Non era presente il giorno del delitto”.

Il DNA nella spazzatura potrebbe avere qualcosa da raccontare. A diciotto anni dall’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto a Garlasco il 13 agosto 2007, emergono i primi risultati dell’incidente probatorio disposto nell’ambito della nuova inchiesta che vede indagato Andrea Sempio. Gli esiti parziali delle analisi sui reperti raccolti nella villetta di via Pascoli, e custoditi per anni, rivelano la presenza del profilo genetico della vittima e di un solo altro soggetto: Alberto Stasi, l’allora fidanzato della ragazza, già condannato in via definitiva a 16 anni di reclusione.

Le analisi, effettuate dalla Scientifica della questura di Milano, si sono concentrate su oggetti prelevati nella casa di Chiara, in particolare da un sacchetto dell’immondizia. Su un piattino di plastica, sul sacchetto azzurro dei rifiuti e su due confezioni di yogurt Fruttolo sono state isolate tracce biologiche riconducibili a Chiara Poggi. Il suo DNA sarebbe presente anche su un altro reperto, un sacchetto di cereali avanzati trovato sul divano la mattina del delitto. Proprio su questo oggetto, nel secondo giorno di incidente probatorio, è stato rinvenuto anche un pelo o un capello lungo tre centimetri, al momento non identificato e di natura ancora incerta (umana o animale).

L’unico profilo genetico maschile isolato finora è stato attribuito ad Alberto Stasi. Il suo DNA sarebbe stato rilevato su una cannuccia di plastica appartenente a un brick di Estathé. Una presenza genetica che Stasi, del resto, non ha mai escluso, avendo dichiarato di aver cenato con Chiara la sera prima del delitto.

Resta aperta l’analisi su altri materiali biologici, tra cui quelli conservati nei trentaquattro fogli di acetato utilizzati all’epoca per rilevare impronte digitali all’interno della casa. I primi test eseguiti su questi supporti hanno dato esito negativo rispetto alla presenza di sangue. Tuttavia, la cosiddetta “Traccia 10”, rilevata all’interno della porta d’ingresso della villetta e non ancora attribuita a nessuno, continua a suscitare l’interesse della difesa di Stasi, che ha richiesto ulteriori approfondimenti per verificare l’eventuale presenza di tracce ematiche.

Sul fronte della nuova indagine, prende posizione anche la difesa di Andrea Sempio, indagato dalla Procura di Pavia. “I primi risultati confermano quanto già sostenuto dal mio assistito – afferma l’avvocata Angela Taccia – e cioè che egli non è mai entrato nella casa di Chiara il 13 agosto 2007. Siamo fiduciosi e attendiamo che il lavoro dei periti e dei consulenti venga completato”.

In attesa dell’esito definitivo delle perizie, il quadro probatorio resta aperto e in evoluzione. Il caso di Garlasco, dopo quasi due decenni, continua a interrogare investigatori, periti e opinione pubblica.

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