9 Agosto 2026, domenica
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NATO, svolta sulle spese militari: Rutte elogia Trump in un messaggio privato

Il segretario generale dell’Alleanza scrive al presidente USA: “L’Europa pagherà in grande misura, sarà una tua vittoria”. Entro il 2035, la soglia di spesa salirà al 5% del PIL

WASHINGTON – “L’Europa pagherà in grande misura, come dovrebbe. E sarà una tua vittoria”. Così Mark Rutte, neosegretario generale della NATO, si è rivolto al presidente degli Stati Uniti Donald Trump, in un messaggio privato poi reso pubblico dal tycoon americano attraverso il suo social network “The Truth”.

Il contenuto della comunicazione, carico di toni elogiativi e improntato a un riconoscimento personale nei confronti del capo della Casa Bianca, arriva all’indomani dell’intesa raggiunta al vertice di L’Aja, dove tutti i Paesi membri dell’Alleanza atlantica si sono impegnati ad aumentare la propria spesa militare fino al 5% del PIL entro il 2035. Un obiettivo ambizioso, che segna un deciso cambio di passo rispetto al tetto del 2% fissato nel 2014 e fino ad oggi mai raggiunto da diversi alleati.

Il testo integrale del messaggio

Pubblicato integralmente dallo stesso Trump, il messaggio di Rutte recita:

“Sig. Presidente, caro Donald, congratulazioni e grazie per la tua azione decisiva in Iran, è stata davvero straordinaria, e qualcosa che nessun altro ha osato fare. Ci rende tutti più sicuri. Stai per ottenere un altro grande successo all’Aja questa sera. Non è stato facile, ma li abbiamo fatti firmare tutti con un margine del 5%! Donald, ci hai portato a un momento davvero, davvero importante per l’America, l’Europa e il mondo. Riuscirai a ottenere qualcosa che NESSUN presidente americano è riuscito a fare da decenni. L’Europa pagherà in GRANDE misura, come dovrebbe, e sarà una tua vittoria. Buon viaggio e ci vediamo alla cena di Sua Maestà! – Mark Rutte”

Il tono del messaggio, che alterna enfasi retorica a una marcata personalizzazione della leadership, ha immediatamente attirato l’attenzione della stampa internazionale, alimentando il dibattito sul futuro equilibrio geopolitico tra Washington e il Vecchio Continente.

La NATO verso un nuovo equilibrio

L’accordo raggiunto rappresenta uno storico cambio di paradigma per l’Alleanza Atlantica: dopo anni di pressioni da parte degli Stati Uniti affinché i partner europei aumentassero i contributi alla difesa comune, l’intesa sul 5% viene letta come una significativa vittoria diplomatica di Trump, soprattutto in vista delle presidenziali di novembre.

Non mancano, tuttavia, le perplessità. Alcuni osservatori sottolineano come l’asticella del 5% possa rivelarsi irrealistica per diversi Paesi membri, in particolare per quelli con economie più fragili o bilanci pubblici già sotto pressione. Altri evidenziano come un simile aumento di spesa rischi di spostare in modo eccessivo le priorità di bilancio nazionale a scapito di settori chiave come sanità, istruzione e transizione energetica.

Rutte: profilo basso in pubblico, sostegno pieno in privato

L’olandese Rutte, succeduto a Jens Stoltenberg alla guida della NATO, ha finora mantenuto un profilo istituzionale moderato, cercando di gestire il delicato equilibrio tra le richieste di Washington e le resistenze europee. Il messaggio privato a Trump, però, svela un lato più diretto del suo operato: un sostegno esplicito alla linea americana e un riconoscimento personale nei confronti di un leader che ha fatto del ribilanciamento dei costi NATO un punto cardine della propria agenda.

Trump: “Ho fatto quello che nessuno ha mai fatto”

Trump, da parte sua, ha colto l’occasione per ribadire la propria centralità nelle dinamiche dell’Alleanza. Nel commentare il messaggio di Rutte, ha scritto: “Solo io potevo ottenere questo risultato. Gli Stati Uniti non pagheranno più per tutti. Finalmente, giustizia è fatta.”

Il dossier NATO entra così di diritto nel ventaglio dei temi elettorali che l’ex presidente intende cavalcare nella corsa alla rielezione, con un messaggio chiaro: l’America non vuole più essere il “bancomat” del mondo libero.

La sfida, ora, passa alla messa in pratica degli impegni sottoscritti. Se il 5% rappresenta una svolta formale, la sua attuazione concreta nei prossimi dieci anni dirà se si tratta di un cambio strutturale o di un obiettivo destinato a restare sulla carta.

Intanto l’Europa resta muta.

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